SVILUPPO SOSTENIBILE. La Provincia di Milano vince il premio “Città amiche della bicicletta”

Alla Provincia di Milano verrà assegnato il Premio nazionale "Città amiche della bicicletta" per il suo piano a favore della mobilità ciclabile. Domani, presso il Centro Congressi di Parma, si svolgerà la cerimonia di premiazione delle città e degli enti che hanno partecipato alla quarta edizione del Premio promosso da Euromobility, in collaborazione con la Federazione Italiana Amici della Bicicletta, Associazione Italiana Città Ciclabili, Federazione Ciclistica Italiana, Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori e Associazione Nazionale Comuni Italiani.

Al concorso hanno partecipato numerosi progetti per le quattro categorie previste: Comuni con meno di 30mila abitanti, Comuni con più di 30mila abitanti, aziende ed enti locali, nella quale è risultata vincitrice la Provincia di Milano.

Il premio sarà ritirato da Pietro Mezzi, assessore al territorio, parchi e mobilità ciclabile della Provincia di Milano, accompagnato dallo staff dell’Ufficio MiBici.  

"Siamo molto contenti per questo riconoscimento – ha dichiarato l’assessore Mezzi – la nostra non è solo una legittima soddisfazione per un premio ricevuto, ma è anche l’orgoglio per la consapevolezza di avere svolto un lavoro approfondito, serio, fatto di concretezza e risultati per l’immediato e di prospettive per domani. Un risultato possibile grazie all’ottimo lavoro di tutto lo staff di MiBici. Dal 2005 al 2008 la Provincia di Milano ha investito 15,5 milioni di euro per realizzare 30 km di percorsi ciclopedonali e altri 70 km sono in fase di progettazione".

Il Piano MiBici, nato nel 2005 per iniziativa dell’assessore provinciale, si propone di connettere, completare e triplicare la rete esistente di piste ciclabili della Provincia dai 1.180 km attuali a 3.300 km in un futuro si spera anche molto prossimo. Il Piano si pone inoltre l’obiettivo di creare le condizioni affinché la bicicletta non sia solo un mezzo per il tempo libero, ma diventi uno strumento effettivo per gli spostamenti quotidiani casa-lavoro e casa-studio.

”La Provincia di Milano – ha aggiunto in una nota Riccardo Canesi di Euromobilty e componente la giuria che ha assegnato i riconoscimenti – ha dimostrato un grande impegno nella programmazione e realizzazione di percorsi ciclabili in un contesto per nulla semplice dal punto di vista urbanistico e amministrativo. A lei anche il merito di aver organizzato con grande competenza la Prima Conferenza Nazionale della Bicicletta".

Intanto, a pochi giorni dalla partenza del nuovo progetto di bike sharing, più volte rimandato, grazie alla diffusione capillare del claim della campagna della Giunta Moratti "Nasce un nuovo mezzo pubblico: la bicicletta", il sito BikeMi.com è stato già letteralmente preso d’assalto dai potenziali utenti, impazienti di iscriversi e di vedersi consegnare quanto prima la card elettronica necessaria per usufruire del servizio.

Il modello preso ad esempio per questo progetto – da tempo in cantiere, ma mai realizzato, con le polemiche che ne sono seguite – è quello che si avvicina alla terza generazione di bike sharing, attivo già da diversi nelle principali capitali europee, come Parigi, Lione, Stoccolma e Barcellona già da diversi anni e prevede 65 rastrelliere sparse all’interno della cerchia dei bastioni con 800 nuove biciclette a disposizione dei cittadini 800 nuove biciclette. Un inizio certamente non in grande stile, se si considera che a Parigi, in fase di sperimentazione, il sindaco Delanoe mise a disposizione della città ben 750 postazioni per un totale di 10mila biciclette. La differenza con la capitale francese, tuttavia, dovrebbe essere colmata già nelle prossime settimane, quando, secondo quanto comunicato da palazzo Marino, le rastrelliere saliranno a100 per un totale di 1.300 bici.

Per quanto riguarda le modalità di fruizione del servizio, invece, non ci saranno differenze rispetto ai consolidati modelli europei. Ogni cittadino, munito della sua personale e non cedibile smart card, potrà recarsi alla rastrelliera più vicina e, con una semplice strisciata della carta magnetica, entrare in possesso di una bicicletta che potrà poi riconsegnare in qualsiasi altra postazione presente in città.

Dopo i primi 30 minuti gratuiti, dalla smart card, per la quale si spenderanno 25 euro all’anno, verranno prelevati 50 centesimi ogni mezz’ora successiva, fino ad un massimo di due ore. A gennaio, poi, arriveranno i ticket giornalieri a 2 euro e mezzo e settimanali a 6 euro. Tariffe senza dubbio abbordabili, anche se più costose rispetto a quelle in vigore a Parigi: 30 cent ogni mezz’ora, 1 euro al giorno e 5 euro a settimana.

Nonostante questo, i cittadini milanesi sembrano comunque entusiasti del nuovo progetto e il numero degli iscritti cresce al ritmo di circa 80 al giorno, forse anche in considerazione del fatto che il nuovo servizio partirà proprio in concomitanza con l’aumento delle tariffe di parcheggio a pagamento nelle aree centrali della città, all’interno delle strisce blu, che sembrerebbe testimoniare la volontà del Comune di Milano di liberare il centro dal traffico automobilistico che nemmeno l’ecopass è riuscito a contenere. 

Tuttavia, permangono alcune perplessità come quella espressa da Ciclobby, che ha definito le piste "insufficienti". A questa perplessità l’assessore alla mobilità Croci, ha risposto che "per il bike sharing le piste ciclabili non sono indispensabili", una dichiarazione che ha sollevato ulteriori punti di domanda, così come il dato secondo cui l’80% dei milanesi "avrebbe una gran voglia di pedalare". Se così fosse, il rischio sarebbe di vedere formarsi interminabili code davanti alle rastrelliere vuote in attesa che arrivi una bici disponibile, esattamene come successe sulle Rambla a Barcelona prima che il Comune decidesse di raddoppiare il numero di mezzi a disposizione.

In ogni caso, è sicuramente positivo che anche Milano farà nei prossimi giorni un primo passo avanti in materia di mobilità sostenibile e degli obiettivi di Kyoto. E non è poco se si considera che sul piano nazionale, secondo un rapporto dell’Efficiency Research Group del Politecnico di Milano, l’Italia, investendo in efficienza, otterrebbe, da oggi al 2020, un vantaggio economico pari a 65 miliardi di euro.

Per il capitolo trasporti, il testo prevede inoltre che gli enti locali prelevino ogni anno dai concessionari di spazi pubblicitari nel territorio comunale una percentuale pari ad almeno il 2% del valore della concessione e la destinino a interventi di mobilità sostenibile dando priorità proprio alla mobilità ciclistica (bike sharing, piste ciclabili). Vengono inoltre incentivati anche l’acquisto di autobus pubblici a metano e la promozione del trasporto collettivo su ferro nell’ambito locale e urbano (300 milioni di euro all’anno per cinque anni), con l’avvio del piano dei "1000 treni pendolari" e di misure per favorire la diffusione dei biocarburanti e il potenziamento della rete di distribuzione del metano e del Gpl per autotrazione.

Infine, il rapporto valuta in oltre 100 terawattora il risparmio possibile, pari a un quarto di tutta l’energia che consumeremmo nel 2020 se i consumi continuassero a crescere al ritmo attuale (circa il 2% l’anno). Il 10% di questo guadagno può essere ottenuto inoltre nel settore dei consumi domestici incentivando il passaggio a sistemi di illuminazione più efficienti, la diffusione di elettrodomestici a più alto rendimento e in particolare di lavatrici e lavastoviglie a doppia presa d’acqua (che cioè utilizzino l’acqua calda dell’impianto termico invece di quella ottenuta usando l’elettricità).

di Flora Cappelluti

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