SVILUPPO SOSTENIBILE. WWF: “Siamo in recessione ecologica”

"Recessione ecologica". L’umanità è in debito ecologico nei confronti del pianeta Terra: consuma un terzo in più di quanto questo possa sostenere tanto che, al ritmo attuale, nel 2035 servirebbe un altro pianeta tutto intero per mantenere gli stessi stili di vita. E dal 1970 a oggi si è perso il 30% di biodiversità. E l’Italia? Non brilla se si piazza 24ma al mondo nella classifica dei paesi con maggiore Impronta ecologica e quarta per Impronta idrica. Il Bel Paese è insomma il quarto paese al mondo consumatore di acqua. Questa la fotografia scattata dal WWF nel Living Planet Report 2008, la pubblicazione che restituisce lo stato di salute del pianeta attraverso i risultati di indicatori quali l’Indice del pianeta vivente, l’Impronta ecologica e, per la prima volta nell’edizione di quest’anno, l’Impronta idrica.

Non è solo tempo di crisi economica ma è tempo di "recessione ecologica". La domanda di capitale naturale mondiale provocata dalle attività umane è infatti superiore di un terzo rispetto a quanto il pianeta può sostenere, denuncia il WWF, e questo provoca un "debito ecologico". Praticamente c’è uno spicchio di Terra, pari a un terzo, che l’umanità consuma ma che non si è ancora rigenerato. Oltre i tre quarti della popolazione – afferma il Report prodotto dal WWF insieme alla Società Zoologica di Londra e al Global Footprint Network – vive in Paesi debitori in termini ecologici, nei quali i consumi nazionali hanno superato la capacità biologica nazionale.

L’Impronta ecologica misura la domanda dell’umanità sulla biosfera in termini di superficie di terra e mare produttiva dal punto di vista biologico, necessaria alla produzione delle risorse che le persone usano e all’assorbimento dei materiali di rifiuti che generano. L’analisi dell’Impronta ecologica – rileva il Report del WWF, giunto alla VII edizione – mostra come la biocapacità globale (l’area necessaria a produrre le risorse primarie per i nostri consumi e a "catturare" le nostre emissioni di gas serra) è di circa 2,1 ettari globali procapite mentre l’Impronta ecologica sale a 2,7 ettari globali procapite, con un deficit procapite di 0,6 ettari.

Ci sono naturalmente differenze nazionali. Le Impronte ecologiche nazionali più estese sono di Stati Uniti e Cina, che consumano ognuno il 21% circa di biocapacità globale. Diverso è il livello procapite, per il quale gli Stati Uniti si confermano i maggiori divoratori del pianeta con una media di 9,4 ettari globali. Che significa? Che ogni americano vive con le risorse di quattro pianeti e mezzo, spiega il WWF. L’Italia è 24ma e presenta un’impronta di 4,8 ettari globali procapite e una biocapacità di 1,2 ettari globali procapite. È quindi in deficit ecologico per 3,5 ettari globali procapite.

"Il mondo – ha detto James Leape, direttore del WWF Internazionale – sta vivendo l’incubo di una recessione economica per aver sovrastimato le risorse finanziarie a disposizione ma una crisi ancor più grave è alle porte, ovvero l’erosione del debito ecologico causato dall’aver sottovalutato l’importanza delle risorse ambientali come base del benessere di ogni società. Se la nostra pressione sulla Terra continuerà a crescere ai ritmi attuali, intorno al 2035 potremmo avere bisogno di un altro pianeta per mantenere gli stessi stili di vita". "In un momento di crisi economica – ha detto Michele Candotti, direttore generale WWF Italia – il primo capitale dove si va a raschiare è quello naturale".

Il Report segnala inoltre la perdita di biodiversità nel corso del tempo. Attraverso l’Indice del Pianeta vivente si registra infatti come, dal 1970 a oggi, si sia perso circa il 30% di biodiversità nel mondo. Sono i risultati di un’analisi su circa 5mila popolazioni di 1.686 specie di animali vertebrati.

Altro tema è il consumo di acqua, risorsa scarsa. Per produrre una maglietta di cotone servono 2.900 litri di acqua, 15.500 per un kg di carne di manzo e 1.500 litri per un kg di zucchero di canna. Novità del Report 2008 è l’Impronta idrica del paese, rappresentata dal volume totale di risorse idriche utilizzate per produrre beni e servizi consumati dagli abitanti di quella stessa nazione. A sua volta, questa si divide in impronta idrica interna (l’acqua necessaria per produrre beni e servizi prodotti e consumati all’interno del paese) e impronta idrica esterna (che deriva dal consumo delle merci importate). L’Italia in classifica si piazza fra i principali consumatori di acqua al mondo, al 4° posto, preceduta solo da Stati Uniti, Grecia e Malesia e con un’Impronta idrica quasi spacca a metà fra interna ed esterna.

di Sabrina Bergamini

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