Scuola, vademecum Uil per gli alunni stranieri

Un vademecum in sei lingue per spiegare come iscrivere i bambini stranieri a scuola. È l’iniziativa presentata oggi da UIL, UIL Scuola e Patronato ITAL che hanno elaborato l’opuscolo – una guida sintetica redatta in italiano, inglese, spagnolo, cinese, rumeno e arabo e stampata al momento in quarantamila copie – che intende far fronte alle difficoltà di chi entra in contatto con le istituzioni scolastiche fornendo indicazioni sull’iscrizione scolastica dei minori. L’opuscolo ricorda che l’obbligo scolastico vige sia per i bambini italiani che per quelli stranieri, anche quando non hanno permesso di soggiorno: "I cittadini stranieri in posizione di irregolarità vanno comunque iscritti anche senza i documenti anagrafici: la situazione di irregolarità non influisce sull’esercizio del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione. Non vi è obbligo da parte della scuola di denunciare la condizione di soggiorno irregolare degli alunni che la stanno frequentando". La guida è stata presentata oggi a Roma dal segretario confederale della UIL Guglielmo Loy, dal segretario generale della UIL Scuola Massimo Di Menna e dal presidente dell’ITAL-UIL Giampiero Bonifazi.

A oggi i minori figli di cittadini stranieri sono circa il 22% della presenza straniera e fra dieci anni saranno più di un milione e mezzo. Ma qual è la frequenza scolastica degli alunni stranieri? I dati di sintesi resi noti a cura dell’Ufficio Studi e Ricerche della UIL Scuola evidenziano che la presenza di giovani con cittadinanza non italiana nelle scuole sta raggiungendo i livelli di molti Paesi europei e si attesta al 4,8%: in termini assoluti si è passati dai 57.595 alunni stranieri nel 1996/97 ai 424.683 del 2005/2006. La distribuzione degli alunni sul territorio nazionale è invece variegata: in Emilia Romagna, Umbria e Lombardia la percentuale di alunni stranieri è compresa fra il 9,5% e l’8,1%; in Veneto, Marche, Piemonte e Toscana oscilla fra l’8% e il 7,3%; seguono Liguria, Friuli Venezia Giulia e Lazio: dieci regioni che si pongono dunque al di sopra della media nazionale del 4,8% di alunni stranieri, mentre le altre regioni sono al di sotto della media con "fanalini di coda" Campania e Basilicata.

Per numeri assoluti di alunni stranieri, le prime quattro regioni – Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte – assorbono da sole oltre la metà di tutti gli studenti stranieri. Anche la "top ten" delle province con la percentuale più elevata di alunni stranieri sul totale della popolazione scolastica sono tutte del Nord, ad accezione di Prato, e hanno percentuali che si aggirano fra l’11,9% e il 9,9% di alunni stranieri. Per numero assoluto di presenze, spiccano i grandi capoluoghi di regione come Milano, Roma, Torino, Firenze e Bologna, insieme ad altri centri urbani come Brescia, Treviso, Vicenza, Bergamo e Verona.

Fra i dati di rilievo c’è la presenza femminile tra gli studenti stranieri che, se nelle scuole dell’infanzia, nella primaria e nella secondaria di primo grado è ancora un po’ inferiore rispetto alle colleghe italiane, si inverte nella scuola secondaria superiore dove la percentuale della presenza femminile sul totale degli alunni stranieri è del 50,6%, mentre la percentuale della presenza femminile sul totale degli alunni è del 48,7%. Quasi la metà degli studenti proviene inoltre dai paesi europei, meno del 25% dall’Africa, oltre l’11% dall’America e meno del 15% dall’Asia. Nelle aule italiane sono rappresentati quasi tutti i Paesi del mondo: le nazionalità di provenienza degli alunni immigrati sono infatti 191. Oltre il 65% della popolazione scolastica straniera è rappresentata da dieci nazionalità: ai primi posti Albania, Marocco, Romania e Cina.

"C’è un processo di forte incremento del numero di ragazzi non italiani che frequentano le scuole – ha commentato Massimo Di Menna, segretario generale della UIL Scuola – C’è un numero consistente di ragazzi che per diverse ragioni si trova a vivere in Italia in età scolastica e non va a scuola. L’esperienza delle scuole dice che dove l’integrazione è più forte per i ragazzi si favorisce anche l’integrazione familiare". "Bisogna lavorare per una politica aperta e diversa – ha commentato Guglielmo Loy, segretario confederale UIL – Manca una visione generale di questa politica. Il Governo sta per emanare un disegno di legge di riforma e l’impressione è che si cerchi di sistemare le questioni ma che ancora non ci sia una visione generale. Il sistema scolastico italiano è rimasto sostanzialmente lo stesso, non ha adeguato la propria offerta e tutto è lasciato all’eroismo degli operatori". E ha aggiunto: "Poniamo un problema: l’accelerazione dei processi della concorsualità per i cittadini che da tempo sono presenti in Italia, un processo che preveda che possono lavorare insegnanti non italiani in una società multietnica".

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