Sentenza della Cassazione: stop alle multe per i motorini in sosta sul marciapiede

Gli ausiliari della sosta – ossia i dipendenti di società private che hanno ricevuto dai Comuni, in concessione, le aree di parcheggio a pagamento – non possono fare multe ai motorini, alle moto e agli scooter posteggiati sui marciapiedi "limitrofi" ai parcheggi in fascia blu.

E’ quanto ha stabilito oggi la Cassazione , dando ragione al ricorso di un motociclista fiorentino, sottolineando che i dipendenti delle società private, assunti per controllare la circolazione nelle aree urbane di sosta oraria, non hanno alcun potere di accertamento di violazioni, al codice della strada, effettuate sui marciapiedi. La prima sezione civile della Suprema corte ha dato ragione al ricorso presentato da un motociclista contro il Comune di Firenze.

Il motociclista, che è stato multato dal personale della "Società Firenze Parcheggi" per aver parcheggiato la moto sul marciapiede di una Via a Firenze, si era rivolto al giudice di pace sostenendo "che l’infrazione contestata non poteva essere accertata dai dipendenti della succitata società". Il Comune di Firenze sosteneva invece la piena legittimità della multa.

Il giudice di pace ha confermato la sanzione affermando che gli ausiliari della sosta potevano fare le multe ai motorini in sosta sui marciapiedi limitrofi ai parcheggi a pagamento.
La Cassazione, però, ha ribaltato la sentenza ed ha spiegato che gli ausiliari della sosta non possono fare le multe ai motorini sul marciapiede, a meno che il marciapiede non sia compreso tra le fasce blu o sia una zona di transito per i veicoli in sosta a pagamento. Si tratta comunque di casi eccezionali perché il marciapiede – ha ricordato la Cassazione con la sentenza 7336 – "é quella parte della strada esterna alla carreggiata, rialzata e destinata ai pedoni".Ed ha aggiunto che "la violazione del divieto di sosta sul marciapiede può essere accertata dal personale in esame, esclusivamente nel caso in cui sussista la deroga al divieto di sosta sul marciapiede o il marciapiede sia eventualmente compreso nell’area oggetto della concessione, oppure, eccezionalmente, se vi possano accedere i veicoli".

Se tutte queste condizioni non si verificano – hanno proseguito i giudici della Cassazione – "il marciapiede non deve essere considerata una zona destinata alla sosta ed alla circolazione, con la conseguenza che, anche se limitrofo all’area oggetto della concessione, non può costituire una superficie utilizzabile per compiere le manovre indispensabili a garantire la fruizione del parcheggio". Pertanto – hanno concluso – solo i vigili urbani possono fare le multe ai ciclomotori posteggiati sui marciapiedi mentre i dipendenti delle società private di parcheggio non hanno le carte in regola per fare questo tipo di contravvenzioni.

Per quello che riguarda i dipendenti delle società che hanno in appalto la gestione dei parcheggi, secondo la Cassazione, il loro "potere" deve "ritenersi limitato all’accertamento delle sole violazioni in materia di sosta che interessano l’area oggetto della concessione".
"La ratio dell’attribuzione di questi poteri è individuata nell’esigenza di garantire la piena funzionalità del parcheggio, ma le norme che conferiscono poteri a soggetti "estranei all’apparato della pubblica amministrazione""devono ritenersi di "stretta interpretazione". La multa al motociclista che aveva presentato ricorso è stata annullata dalla cassazione che l’ha rinviata a un nuovo giudice di pace di Firenze per verificare se il marciapiede della via in questione era riservato solo ai pedoni e non alle macchine.

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