Servizi sociali nel Lazio, buona rete ma poco razionale

Polarizzati soprattutto su minori e anziani, nuovi – il 40% delle strutture è stato attivato a partire dal 2001 – e in una rete piuttosto capillare ma con una capacità di accoglienza diversa nei diversi territori, con una forte polarità su Roma e una distribuzione poco razionale rispetto alle domande potenziali: è il quadro dei servizi sociali della Regione Lazio che emerge dal "Primo Rapporto sui servizi sociali del Lazio", realizzata dal Censis e frutto della collaborazione fra Regione Lazio, Province di Rieti, Viterbo, Roma, Latina, Frosinone e Comune di Roma.

La fotografia dei servizi sociali del Lazio, presentata oggi a Roma alla presenza del presidente Censis Giuseppe De Rita e del presidente della Regione Piero Marrazzo, evidenzia che il 40% delle strutture e dei servizi è stato attivato a partire dal 2001, quasi il 21% nel triennio fra il 2004 e il 2006. I dati evidenziano la presenza di 2.462 strutture e servizi, per una stima che comprende oltre 26 mila unità di personale e quasi 329 mila utenti del servizio socio-assistenziale regionale. Strutture relativamente nuove: dopo il 2001, rileva il Rapporto, sono stati attivati gran parte delle strutture per persone affette da patologie invalidanti, oltre il 71% delle case famiglia per anziani, quasi il 65% delle ludoteche, oltre il 57% dei centri diurni per le persone con problematiche psico-sociali, più del 51% delle case famiglia per minori.

Importante è dunque "la rinascita della responsabilità del territorio", ha commentato De Rita, che ha sottolineato anche la moltiplicazione dei soggetti che gestiscono i servizi: "La diffusione sul territorio è frutto di una capacità di moltiplicazione dei soggetti gestori. Non solo il Comune: si sono moltiplicate le figure gestionali, il che significa che non c’è solo un policentrismo territoriale ma una presenza forte sul piano dei meccanismi gestionali. Per la prima volta – ha aggiunto – l’intervento sociale si ramifica nel territorio sia in termini di localizzazione che di gestione". E i settori chiave sono quelli attenti alla quotidianità e non alle emergenze, come anziani e minori.

È una rete ben articolata, capace di fronteggiare alcune emergenze sociali, che sconta però una capacità di accoglienza diversa nei diversi territori e una copertura elevata nelle province di Viterbo e Rieti e meno nelle alte province come Roma e Latina. Alla copertura differenziata si affianca, soprattutto per l’offerta relativa agli anziani, una distribuzione poco razionale di strutture e servizi rispetto alla domanda potenziale: non si è investito di più dove c’era più bisogno. Ma c’è anche il problema delle domande costrette a cercare risposte verso soluzioni privatistiche, come il caso dei minori e del ricorso alle babysitter. Quasi il 38% delle strutture e dei servizi ha dovuto rifiutare ospitalità: "In particolare – rileva il rapporto – oltre il 64% degli asili nido, più del 61% delle case famiglia per minori, quasi il 62% delle case famiglia per anziani, il 57% circa delle case famiglia per persone con problematiche sociali non hanno potuto accogliere utenti che ne avevano diritto".

Il sistema dei servizi sociali è orientato su minori e anziani. I numeri complessivi: esistono nel Lazio 519 asili nido e 171 ludoteche, 584 fra centri anziani e centri diurni per anziani, 211 case di riposo e 187 comunità alloggio per anziani, oltre 180 strutture e servizi per adulti con disabilità, 41 per persone con problematiche psico-sociali, 48 per donne in difficoltà, 20 per immigrati e 14 per persone affette da patologie cronico degenerative. Oltre duemila sono le strutture che complessivamente sono dedicate a minori e anziani.

Altra polarità è rappresentata dalla concentrazione nel Comune di Roma, dove sono presenti 963 strutture e servizi pari al 39% del totale. Una polarità che si conferma anche a livello di ricettività, con il 53% dei posti esistenti, e che vede nella Capitale la presenza di oltre la metà dell’offerta di asili nido, case famiglia, quote ancora maggiori per i servizi dedicate a donne in difficoltà, immigrati e persone che soffrono di patologie invalidanti.

Si tratta di un’offerta che ha una copertura territoriale disomogenea. A partire dall’incidenza per mille abitanti dei posti disponibili: 44,4 nella provincia di Rieti, 33,8 in quella di Viterbo, 22,8 nel Comune di Roma, 22,3 nella provincia di Frosinone, 18,1 nella provincia di Roma e 17,7 in quella di Latina. Oscilla la distribuzione dei servizi per i minori, dove si passa da un minimo di 16,8 posti ogni mille minori nella provincia di Roma a 41,7per mille in quella di Viterbo. Le polarizzazioni emergono anche per i servizi dedicati agli anziani, che vedono forti differenze nel comune di Roma a livello di singoli municipi e come frutto di un percorso storico che ha visto la tendenza a collocare i centri per anziani soprattutto fuori dal contesto cittadino, nelle località di collina o di mare.

Fra le criticità emerge dunque una distribuzione territoriale poco razionale rispetto alla domanda potenziale, come è evidente nel caso dei servizi per anziani nella provincia di Roma, che è il territorio in media meno anziano della regione ma vede una presenza di strutture dedicate particolarmente alta e maggiore del comune di Roma e della provincia di Frosinone, che hanno invece tassi di invecchiamento più alti. "È chiaro – si legge nel Rapporto – che è essenziale fare gli opportuni aggiustamenti per correggere l’irrazionale distribuzione territoriale dell’offerta, che finisce per penalizzare l’utenza che rimane scoperta".

Il presidente della Regione ha sottolineato l’esigenza di declinare il tema della sicurezza al plurale, come "politiche delle sicurezze", e di guardare al "futuro oltre la crisi". "Questa Regione e la sua Capitale – ha detto Marrazzo – stanno chiedendo che ci sia più coesione sociale". Altro tema considerato fondamentale è l’integrazione socio-sanitaria. "Il Rapporto – ha concluso – dice che siamo in mezzo al guado, che di strada ne abbiamo fatta ma dobbiamo darci degli obiettivi. Andiamo avanti così".

 

di Sabrina Bergamini

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