Settimana della Legalità contro il racket e il pizzo

Era il 29 giugno 2004 quando Palermo si risvegliava ricoperta di adesivi che recitavano: "Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità". Era l’esordio del Comitato Addiopizzo, un gruppo di giovani palermitani impegnato nella lotta al racket delle estorsioni mafiose che a maggio dell’anno seguente ha lanciato la campagna "Contro il pizzo, cambia i consumi", invitando i cittadini a fare acquisti solo presso imprese che non pagano il pizzo. Ed è proprio l’associazione siciliana protagonista nella seconda edizione della "Settimana per la Legalità", ideata e promossa dalla Presidenza della Regione Lazio in collaborazione con Libera, Fondazione Caponnetto, Università "Roma Tre" e Centrostudi Enrico Maria Salerno. La Settimana, che rientra nel progetto istituzionale "Con le armi della cultura", si è aperta oggi a Roma e si svolgerà presso il Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi fino al 13 aprile.

L’incontro di lancio dell’iniziativa, che con dibattiti, testimonianze e con lo spettacolo "Addiopizzo" di Roberto Cavosi sarà dedicata alla lotta al racket, è stato aperto dalla lettura del messaggio inviato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La seconda edizione della Settimana per la Legalità, scrive il Presidente, "costituisce un’occasione significativa per valorizzare la scelta dei tanti giovani impegnati, attraverso percorsi di partecipazione democratica, a promuovere il rispetto delle regole di convivenza civile". Per il Presidente l’attenzione rivolta al tema del racket, "fenomeno corrosivo che compromette lo sviluppo civile ed economico di importanti aree del nostro Paese", permette di riflettere sulle iniziative di prevenzione e contrasto assunte. "In questo contesto – scrive Napolitano – si inseriscono le recenti, brillanti operazioni delle forze dell’ordine contro la criminalità organizzata e le coraggiose prese di posizione di rappresentanze imprenditoriali e di singoli operatori economici che hanno deciso di non sottostare alla logica dell’intimidazione. Segnali forti che restituiscono fiducia ai cittadini e devono sempre più convincerci che per rendere incisiva la lotta alle varie forme di criminalità occorre una generale mobilitazione della coscienza civile, che trovi nella scuola il luogo privilegiato ove si consolidi la cultura della legalità".

Durante la settimana, agli studenti saranno distribuite le magliette di Addiopizzo con la nuova scritta: "Un intero popolo che non paga il pizzo è un popolo libero". I commercianti di Palermo e provincia che hanno aderito alla campagna per un consumo critico "anti-pizzo" sono a oggi 252 mentre 9.242 sono i consumatori che hanno sottoscritto il manifesto realizzato dal Comitato.

All’incontro di lancio dell’iniziativa, oltre ai ragazzi di Addiopizzo, hanno preso parte il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso, il presidente di Libera don Luigi Ciotti e il presidente di Confindustria Sicilia Ivanhoe Lo Bello. Marrazzo ha lanciato l’idea della Casa della Legalità: "È venuto il momento – ha detto – di costruire una Casa della Legalità a Roma, che dev’essere luogo di vita", luogo che viva di informazione e cultura per tutti coloro che sono impegnati nella lotta alla mafia. Missione della politica dell’antimafia? Considerarla una "questione nazionale".

Per il Procuratore Piero Grasso "oggi siamo al punto in cui i mafiosi hanno paura di andare a chiedere il pizzo" perché hanno paura di venire denunciati. Luigi Ciotti ha invece ricordato, nel suo intervento, le parole del magistrato Antonino Caponnetto: "La mafia teme più la Scuola che la Giustizia". Ivanhoe Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, ha sottolineato come la novità nella lotta alla mafia è che accanto all’azione dello Stato ci sono le iniziative di Addiopizzo, del mondo industriale e dunque della società civile che prima era sostanzialmente mancata. Un risultato, ha detto Lo Bello, "si è colto: il pizzo si carica di un disvalore sociale e morale che prima non aveva".

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