Shopper degradabili: bio, si o no?

Un sacchetto di plastica biodegradabile. Per uno scoop è abbastanza! L’annuncio dell’ingresso sul mercato del "Neosac", questo il suo nome, è stata enfatizzata. Ma effettivamente cos’è? E’ plastica biodegradabile? Secondo i produttori assolutamente sì, "la plastica si frammenta per ossidazione in qualche mese, poi la biodegradazione interviene in circa due anni".

Falso ribatte l’Ademe (Agenzia Energia e Ambiente): "Questi sacchetti sono costituiti da polietilene additivizzato, che porta alla disseminazione di particelle e non a una vera e propria decomposizione. Si può parlare di sacchetti frammentabili ma non di biodegradabili"
Inoltre, la non pericolosità dei componenti utilizzati e dei loro prodotti di degradazione non è dimostrata.

Il segreto industriale riferito alla natura degli additivi utilizzati fa spontaneamente venire il dubbio circa l’assenza di tossicità delle particelle disseminate nell’ambiente.
Il "Neosac" non è dunque un’alternativa ai sacchetti (così denigrati) in uso alle classiche casse del supermercato. Solo i sacchetti riutilizzabili possono essere accettati in termini ambientali e di consumo sostenibile.

(Traduzione Marco Dal Poz)

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