Sicurezza alimentare, HC intervista il Ministro De Castro

D Con il nuovo Governo è arrivata anche l’estensione dell’attività del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali alle politiche "alimentari". Cosa significa questo in termini di competenze e strutture?

R. L’estensione delle attività e delle competenze del Ministero rappresenta un passaggio importante che permette di affrontare con maggiore organicità i temi che investono le filiere produttive nel loro complesso. Un orizzonte che impegna l’intervento del Ministero dell’Agricoltura anche sul fronte della trasformazione, della distribuzione e dei consumi. Questo permetterà di esprimere progettualità e visioni comuni a tutti i soggetti che a diverso titolo sono protagonisti delle filiere, compreso il consumatore finale, al quale in questo modo possono essere fornite maggiori garanzie e assicurata maggiore partecipazione nell’elaborazione delle politiche, in primo luogo quelle a tutela della sicurezza alimentare.

Una innovazione che apre, quindi, una nuova prospettiva di intervento, che permette di rispondere alla necessità di considerare nel giusto rilievo l’importanza che soprattutto in questi ultimi anni ha assunto il rapporto tra agricoltura e sicurezza alimentare, tra agricoltura e istanze del mondo del consumo. Una innovazione che apre anche una nuova stagione di concertazione nel mondo agroalimentare, a garanzia di maggiori tutele per il consumo e di maggiore competitività per il sistema economico – produttivo.

D. Come si articolerà, in tema di sicurezza alimentare, la collaborazione con il Ministero della Salute?

R. Con il Ministero della Salute lavoreremo di concerto per rafforzare il principio della sicurezza alimentare, ma anche per irrobustire il sistema dei controlli, della prevenzione e della eventuale gestione degli eventi anomali. In questa direzione gli ambiti della collaborazione sono molteplici, dalla educazione alimentare, ai temi della salubrità e della sicurezza. Le nuove occasioni di integrazione degli ambiti di intervento permetteranno di dare risposte maggiormente rassicuranti alla platea dei consumatori italiani.

D. Nel primo incontro che Lei ha avuto con le associazioni dei consumatori ha parlato di un ruolo importante delle associazioni nel settore della sicurezza alimentare. Può precisare meglio le direttrici della collaborazione tra il Ministero che Lei presiede e le associazioni? Quale sarà il contributo al Tavolo Agroalimentare?

R. Il contributo delle associazioni dei consumatori diviene cruciale proprio nell’ottica delle nuove competenza assunte dal Ministero. Il consumatore è oggi il principale riferimento della filiera. Questo risponde alla nuova missione che presiede le politiche per l’agricoltura. Esse sono oggi inserite in un nuovo paradigma di intervento, funzionale a dare risposta ai nuovi bisogni della società, la cui massima espressione proviene dal mondo del consumo.

Insieme ai consumatori vogliamo portare avanti una nuova politica per l’alimentazione che si basi sul metodo del confronto, della concertazione e di una progettualità comune. Anche per questo abbiamo convenuto che una loro rappresentanza debba essere presente al Tavolo Agroalimentare. Su questo terreno ritengo che possa essere assicurata non solo una maggiore aderenza tra produzione agricola e agroalimentare da un lato e istanze dei consumatori dall’altro, ma che si possa tracciare anche un sentiero di lavoro lungo il quale superare le attuali distorsioni del mercato e assicurare un nuovo slancio a tutto il comparto agroalimentare italiano.

D. Una delle priorità in tema di sicurezza alimentare nel programma dell’Unione è la costituzione di un’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Alimentare. In particolare, quali le competenze ed i compiti della futura Authority? Quando sarà operativa?

R. Una delle priorità sulle quali stiamo lavorando dal giorno dell’insediamento: Una Istituzione che avrà il compito di regolare e indirizzare i comportamenti in tema di sicurezza alimentare, contribuendo a rafforzare l’orientamento del comparto agroalimentare alle esigenze di sicurezza che si presentano sempre più articolate e complesse, rappresentando in tal senso una ulteriore garanzia per il mondo del consumo. Un obiettivo che spero possa tradursi in realtà in tempi brevi. I compitiriguarderanno la valutazione e la prevenzione dei rischi alimentari, fornendo una base scientifica e regolatrice per le istituzioni e gli operatori coinvolti.

D. Nel III° Rapporto "Truffe a Tavola 2006 di MDC e Legambiente", presentato nei giorni scorsi, sono stati evidenziati i dati di tutte le istituzioni impegnate nella prevenzione e nella repressione dell’illegalità nella filiera agroalimentare. Dati che rivelano non solo la grande quantità di casi rischiosi per i cittadini ma anche il grande impegno delle forze preposte ai controlli. Come si muoverà il Ministero per garantire ai cittadini italiani maggiore sicurezza alimentare?

R. Abbiamo il compito di lavorare per garantire il più elevato livello di tutela dei prodotti. Questo traguardo va perseguito innanzitutto rafforzando l’attività di prevenzione in tutti i comparti dell’agroalimentare nazionale. Proprio sulla base delle nuove competenze e del nuovo percorso collaborativo intrapreso con le associazioni dei consumatori possono essere ridefiniti in maniera puntuale i fabbisogni di controllo, responsabilizzando tutti gli attori delle filiere. In un contesto di maggiore penetrazione dei mercati il valore sociale di questa funzione assume una rilevanza straordinaria che spinge a potenziare l’intervento in tema di controllo a salvaguardia della qualità e della sicurezza alimentare. Anche su questo fronte una delle maggiori innovazioni sarà rappresentata dal modello di confronto. Il coinvolgimento degli operatori e dei consumatori rappresenta una opportunità per migliorare e innovare gli strumenti disponibili e disegnare un sistema efficace per contrastare i fenomeni fraudolenti.

D. Nonostante l’ottima qualità della filiera alimentare italiana dal rapporto emerge la necessità di norme più severe in materia di sicurezza alimentare, soprattutto per quanto riguarda la tracciabilità dei prodotti e la necessità di tempi certi per i processi. Cosa si può fare di più?

R. La necessità di legare tempi certi alle procedure di rintracciabilità va incentivata all’interno dei modelli di gestione dei processi. Chiaramente la possibilità di una riduzione delle tempistiche che intervengono nella gestione delle crisi e nella individuazione dei lotti a richio sarà agevolata dalla possibilità di introdurre e diffondere le nuove tecnologie per la tracciabilità e di sostenere approcci integrati e modelli condivisi da tutti i partner delle filiere interessate. In questa direzione il Ministero sta organizzando il suo impegno sia per quanto concerne i temi dell’organizzazione dei processi che per quanto concerne il profilo della ricerca.

A cura di Silvia Biasotto

 

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