Sicurezza in moto: il pericolo corre in città

Un cittadino adulto fra 35 e 40 anni che va a lavoro percorrendo una strada urbana a bassa velocità: è questo l’identikit della vittima delle due ruote in Italia. Le due ruote a motore generano il 3,6% del traffico (passeggeri per chilometro) e il 26% delle vittime, una percentuale più elevata di quella media europea. Dove pure la situazione si presenta preoccupante: alle tendenze attuali, nei paesi dell’Unione europea l’incidenza delle vittime della mobilità su due ruote a motore crescerà dal 16% attuale al 30% del 2010. Con ulteriori problemi: il comparto delle due ruote è scarsamente o per nulla reattivo alle politiche della sicurezza e le vittime non diminuiscono. Questi i dati resi noti oggi dalla Consulta Nazionale sulla Sicurezza Stradale nel corso di un seminario su "Analisi del rischio e governo della sicurezza per il comparto delle due ruote a motore" che si è svolto al Cnel di Roma.

In Italia il comparto a due ruote è un’industria di 14 mila addetti con un fatturato di 4.000 milioni di euro e una produzione media di 554.000 unità fra ciclomotori e motocicli. A seconda delle stime, circolano da 8,6 a 10 milioni di veicoli a due ruote: la mobilità di ciclomotori e moto rappresenta dunque il 3,5% della mobilità su terra. Nel triennio 2003-2005 si sono contati su due ruote 4.334 morti (il 25,2% del totale), 261.944 feriti (pari al 27,7% del totale) mentre il costo sociale è stimato in 25.321 milioni di euro, parti al 26,7% del totale. Un tema, quello della sicurezza, particolarmente rilevante perché le vittime a carico della mobilità su due ruote a motore – rilevano i dati presentati – non diminuiscono o, in una minoranza dei casi, diminuiscono molto più lentamente della media. I livelli di vulnerabilità sono più alti. Il comparto è "assolutamente non reattivo" alle politiche generali di sicurezza stradale. E seguendo le attuali tendenze, in tutta Europa l’incidenza delle vittime delle due ruote arriverà al 30% nel 2010.

In Italia le due ruote generale il 26% delle vittime. Non solo i rischi sono molto elevati ma la mobilità su ciclomotori e motocicli presenta una crescita delle vittime nel medio periodo mentre, nel breve periodo, una riduzione di vittime molto più bassa della media generale. La mobilità delle due ruote a motore rappresenta il 3,5% del totale, una delle quote maggiori registrate nei paesi ad economia sviluppata. Si concentra nelle grandi città e non è una mobilità "da tempo libero": chi va in moto è impegnato in spostamenti sistematici per studio e lavoro. Nelle aree urbane gli spostamenti su due ruote hanno una media del 10% con situazioni però diverse, da Torino (1%) fino a Firenze (25%): in generale, rileva la Consulta, le grandi città con le maggiori quote di spostamenti su trasporto pubblico (di oltre il 25%) hanno le minori quote di spostamenti su due ruote, comprese fra il 2 e il 7%; viceversa, le grandi città con minori quote di spostamenti su trasporto pubblico (meno del 20%) hanno le maggiori quote di spostamenti sulle due ruote, dal 10 al 25%. Nel 2005 si sono contati 1.404 morti e 84.185 feriti. E l’applicazione della patente a punti non ha invertito la tendenza, tranne per una leggera riduzione di vittime dal 2004 al 2005.

I dati della Consulta Nazionale sulla Sicurezza Stradale mettono in evidenza soprattutto due elementi: il pericolo sta soprattutto nelle aree urbane e le principali vittime sono gli adulti. Sintetizza Maurizio Coppo, responsabile della Segreteria tecnica della Consulta: "C’è un problema costituito dagli scooteroni che gli impiegati usano per andare a lavoro". Gli incidenti a carico delle due ruote a motore si verificano infatti soprattutto nelle aree urbane (52% delle vittime, 88% dei feriti) mentre la quota di vittime per incidenti in autostrada è estremamente bassa (4% delle vittime, 1,5% dei feriti). E gli incidenti riguardano soprattutto gli adulti, di età compresa fra 25 e 44 anni, che rappresentano il 51% delle vittime, il 47% dei feriti e il 48% del costo sociale. Fra le vittime di incidenti a carico di ciclomotori, gli adolescenti dai 14 ai 17 anni rappresentano il 24% delle vittime e il 29% dei feriti, i giovani dai 18 ai 24 anni il 18% delle vittime e il 27% dei feriti. Da qui dunque l’identikit della "vittima tipo": un adulto che va a lavoro percorrendo una strada urbana. I due terzi – calcola la Consulta – delle vittime su due ruote in Italia.

Come intervenire dunque?La Consulta propone un’agenda per la sicurezza delle due ruote a motore fondata su tre linee di azione: indagini dirette e rilevazioni sulla mobilità a due ruote; costituzione di un gruppo di consultazione e proposta con il compito di elaborare proposte al Parlamento e al Governo; definizione di una strategia specifica di messa in sicurezza della mobilità sulle due ruote a motore. E nell’ambito delle strategie di sicurezza, fra le indicazioni viene proposto di individuare e costituire una "Agenzia Guida" per la sicurezza stradale delle due ruote in ciascuna regione, di costituire meccanismi di finanziamento degli interventi, di sviluppare un’azione di informazione e sensibilizzazione per gli utenti, di riorganizzare il sanzionamento e attivare piani di miglioramento della rete stradale.

E in Europa? Il parco veicoli a due ruote motore conta 33 milioni di unità. La mobilità espressa è il 2,4% su strada. Il numero di vittime al 2004 è di 6.500 morti e 260.000 feriti. La quota di vittime a carico delle due ruote, in 14 Paesi che dispongono di dati in materia, varia dal 9,5% della Finlandia al 26% dell’Italia. Soprattutto, la quota di vittime aumenta nel tempo in tutti i Paesi ad eccezione di Grecia e Portogallo, dove l’aumento del reddito ha modificato la composizione del parco veicolo delle famiglie che passano dal ciclomotore all’utilitaria. L’Italia è al primo posto per vittime. E le condizioni di rischio rilevano un peggioramento generale in tutti i Paesi a partire dalla prima metà degli anni 2000.

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