Sisma in Abruzzo, è stato d’emergenza

Una violenta scossa di terremoto, di magnitudo 5,8 (8° della scala Mercalli) ha fatto tremare il centro Italia stanotte, intorno alle 3.30. L’epicentro è stato a pochi km dalla città dell’Aquila, nella zona nord, in un triangolo compreso tra la stessa città dell’Aquila e le frazioni di Collimento e Villa Grande. La città più colpita dalla scossa è stata L’Aquila, dove nel centro storico si sono registrati crolli e vittime, ma anche da Paganica sono giunte da subito notizie di crolli e incidenti.

Bilancio ancora provvisorio, ma la Protezione Civile prevede fino a 10mila edifici lesionati, decine di migliaia di sfollati, 100 morti, decine i dispersi e migliaia i feriti. Il capo della protezione civile Guido Bertolaso ha spiegato che il sisma "è paragonabile, se non superiore, al terremoto che ha colpito in passato l’Umbria e le Marche. Si tratta di una vicenda che mobiliterà il paese per diverse settimane".

Silvio Berlusconi ha firmato il decreto per lo stato d’emergenza e la Protezione Civile potrà disporre "dei fondi messi a disposizione". "Non bisogna partire per recarsi nelle zone colpite dal terremoto – ha detto Berlusconi – Innanzitutto, le strade devono essere libere per non ostacolare i mezzi di soccorso. In secondo luogo si sta ancora accertando lo stato di sicurezza delle stesse strade e di alcuni ponti".

Le sezioni operative delle colonne mobili di Lazio, Umbria, Toscana, Campania sono partite immediatamente per i soccorsi, seguite da quelle delle altre regioni. La procedura di emergenza prosegue con l’allerta nazionale dei vigili del fuoco.

Alle 6.40 i nuclei di cordinamento del Dipartimento Protezione Civile sono arrivati sul posto; il Capo della Protezione Civile è decollato in elicottero con il vicecapo della polizia e il suo staff, per una ricognizione dall’alto e per coordinare la gestione emergenze dalla sala operativa della Regione Abruzzo, assumendo le funzioni di Commissario dello Stato.

"Le operazioni di soccorso in emergenza – si legge in una nota del Ministero dell’Interno – proseguono secondo il piano stabilito: presidio e isolamento immediato di strade ed edifici danneggiati, per consentire ai soccorsi di arrivare nel più breve tempo possibile; perimetraggio delle strutture pubbliche; distribuzione degli aiuti e copertura di tutte le zone danneggiate. In previsione dei disagi delle persone sfollate, vengono previsti i centri di raccolta e accoglienza, mentre all’Aquila si dispone di allestire un ospedale da campo su richiesta della prefettura, per supportare l’ospedale parzialmente evacuato".

Guido Bertolaso ha indicato ai referenti istituzionali le linee operative per un intervento efficace:

  1. assicurare la viabilità, tenendo sgombra in particolare l’autostrada Roma-L’Aquila per agevolare i soccorsi
  2. testare la funzionalità dei servizi di telecomunicazione
  3. inviare i tecnici con le apparecchiature di supporto per rendere operativa la sala "dicomac" alla Regione Abruzzo.

Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali ha comunicato che sta partecipando con i propri rappresentanti al Comitato Operativo per l’Emergenza (EMERCOM) della Protezione Civile. La Croce Rossa è già arrivata nella Regione con il Commissario Straordinario Francesco Rocca e gli ospedali romani sono stati tempestivamente posti in stato di allerta per l’eventuale accoglienza di feriti gravi provenienti dalle zone colpite dal sisma.

Alle ore 11, presso la sede del Ministero di Lungotevere Ripa a Roma, è stata convocata l’Unità di crisi presieduta dal Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali Maurizio Sacconi.

La scorsa settimana la Commissione Grandi Rischi si era riunita all’Aquila, per prevedere, insieme ai tecnici locali e ai più importanti sismologi nazionali, eventuali scosse: la conclusione è stata che non si poteva prevedere quello che sarebbe successo. "Non potevamo evacuare una intera regione senza sapere cosa sarebbe successo" ha affermato Bertolaso.

Secondo il Coordinamento Nazionale Rdb CUB dei Vigili del Fuoco, "tutti hanno fatto orecchie da mercante nessuno si è preoccupato di attivare procedure di pre-allerta sulle zone segnalate da possibili sciami sismici", nonostante nelle ultime settimane numerosi esperti e studiosi avessero annunciato possibili sismi nel centro del paese.

"Alcuni studiosi – si legge in un comunicato del Coordinamento Nazionale RdB CUB VV.F – che avevano avanzato la possibilità di un prossimo terremoto, sono stati pure denunciati per procurato allarme, ora dopo il disastro e la morte di povera gente tutti si interrogano sulle possibili attività che potevano essere messe in campo. Certamente non si sarebbe fermato il sisma – continua la nota dei Vigili del Fuoco – ma indubbiamente tutte quelle attività di prevenzione e procedure di pre-allarme potevano essere utilizzate sulla zona. Più o meno quello che stà succedendo in queste ora contingenti da tutte le parti d’Italia di Vigili del Fuoco che stanno partendo con tutte le difficoltà del caso, autostrade intasate o impercorribili, ritardi di organizzazione di colonne mobili, ed organici che devono essere reperiti dalle proprie abitazioni perché in questi anni il problema principale dei Governi è stato quello della sicurezza in generale dimenticandosi del soccorso alla popolazione della prevenzione sul territorio e soprattutto che viviamo su una penisola soggetta a movimenti giornalieri".

"Ora si ricomincia nuovamente con la sceneggiata dei volontari sul posto per rappresentare l’efficienza dello Stato in attesa che il personale del Corpo Nazionale VV.F. orami ridotto a mera presenza nei posti di lavoro (sott’organico perenne) si organizzi da tutta Italia e parta per le zone terremotate! Finita la prima emergenza tutto tornerà peggio di prima fino alle prossime morti. Senza un sistema di protezione civile – conclude la nota del Coordinamento Nazionale Rdb CUB VV.F. -che si preoccupi concretamente delle emergenze del paese, con dentro la macchina organizzativa dei Vigili del Fuoco il paese dovrà ancora piangere i propri concittadini".

 

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