TLC. Agcom, Calabrò: “Riforma Rai al più presto”

La televisione a pagamento si è consolidata, Sky Italia ha assunto un ruolo crescente che vede ormai un mercato "a tre" e bisogna arrivare al più presto alla riforma della Rai. È quanto ha detto oggi il Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Corrado Calabrò che, nella sua Relazione annuale, si è soffermato sullo stato delle televisione italiana, sulla Rai e sulla rappresentazione mediatica dei processi in televisione. Nell’ultimo anno in Italia "si sono registrati un ulteriore consolidamento del peso della televisione a pagamento rispetto all’ammontare complessivo delle risorse del settore".

MERCATO A TRE. "Permane la concentrazione binomiale di emittenti per quanto riguarda l’audience, ma in un assetto economico complessivo che vede ormai tre soggetti in posizioni comparabili, per il ruolo sempre crescente assunto da Sky Italia: nel 2007 la Rai ha registrato ricavi per 2.739 milioni di euro, RTI per 2.411, Sky per 2.347": così Corrado Calabrò, che si è inoltre soffermato sulla digitalizzazione delle reti analogiche auspicando che "entro i prossimi 24 mesi oltre la metà della popolazione italiana possa fruire del passaggio al digitale". L’Autorità darà inoltre "puntuale esecuzione, nei limiti della sua competenza, alle sentenze del Consiglio di Stato del 6 maggio di quest’anno sui ricorsi proposti da Europa 7 e fornirà supporto tecnico al Ministero dello sviluppo economico per gli adempimenti ad esso demandati".

RIFORMA RAI. Calabrò ha denunciato "un’omologazione al ribasso che sbiadisce la missione del servizio pubblico e colloca la nostra televisione al di sotto di altre televisioni europee". "La Rai non può competere – e non può nemmeno funzionare accettabilmente – impacciata, com’è, da un reticolo di norme amministrativo-contabili che mal si attaglierebbero a un’Amministrazione tradizionale" e "paralizzata da spinte e controspinte politiche", ha detto Calabrò, per il quale "è altamente auspicabile che alla riforma della Rai si pervenga al più presto".

PROCESSI MEDIATICI. Nella sua Relazione l’Authority ha denunciato le "intrusioni nella vita privata" e i processi mediatici. "Il quadro che emerge da una recente ricerca è che sia i notiziari che gli approfondimenti sono dominati da fatti di cronaca raccontati con l’occhio rivolto all’audience; il che porta a smodate intrusioni nella vita privata delle persone che travalicano l’ambito d’intangibilità della libertà e dignità personale garantito dalla Costituzione". Si assiste, ha detto Calabrò, alla "mimesi del processo in televisione": dall’informazione sul processo "si è passati al processo celebrato nei mezzi di informazione" e dunque nell’aula mediatica. "Il livello di civiltà di uno Stato – ha detto – si misura innanzitutto dal rispetto per la giustizia; e da un sistema giudiziario indipendente ed efficace. Ma non si può supplire ai tempi troppo lunghi della giustizia trasferendo il giudizio dalle aule giudiziarie alla televisione; con l’ulteriore rischio di suscitare in certi magistrati la tentazione di protagonismo".

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