TLC. Agcom: “L’avvento della fibra ottica non è rinviabile”

Bisogna cominciare a sostituire i doppini telefonici: la fibra ottica "non è rinviabile". Bisogna investire nella banda larga anche e soprattutto in un momento di crisi. Nel frattempo, "il passaggio al digitale è in corso e sostanzialmente funziona" mentre la televisione arranca ancora in qualità e invece di rappresentare una finestra sul mondo "è spesso una finestra sul cortile". In questo quadro, l’assetto del sistema televisivo vede ormai la presenza consolidata di tre soggetti, Rai, Sky e RTI, con la televisione di Rupert Murdoch che è diventata il secondo gruppo televisivo in Italia per ammontare di ricavi, subito dopo la Rai e prima di RTI. È quanto emerge dalla Relazione annuale dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni presentata oggi dal presidente Corrado Calabrò alla Camera dei Deputati.

Lo sguardo al futuro dell’Agcom sottolinea la necessità di investire nell’alta banda e di rendere questi investimenti complementari a quelli per le fibre ottiche. "Malgrado le difficoltà della fase di recessione che stiamo attraversando e della quale non si vede ancora la fine, malgrado l’entità del costo, io penso – ha detto Calabrò – che l’avvento della fibra ottica non sia rinviabile". Il modello di sviluppo prospettato dal presidente Agcom potrebbe dunque dispiegarsi attraverso "una società veicolo formata da un nucleo forte di partner industriali con un mix di capacità imprenditoriali per sviluppare il progetto fibra". Continua Calabrò: "Questo dovrebbe puntare ad una rete aperta, sostituendo i doppini telefonici nelle aree dove esiste una ragionevole aspettativa di redditività, ed essere organizzato sul modello del digitale terrestre". "Si parta anche con un nucleo ristretto di abitazioni – invita l’Autorità – ma si parta subito".

La "televisione che cambia" analizzata dall’Agcom parte dal passaggio al digitale: "In Italia il passaggio al digitale è in corso e sostanzialmente funziona". Per Calabrò "il processo potrebbe essere accelerato, anticipando la data finale del novembre 2012: si abbrevierebbe così il divide tra il resto d’Italia e la Sicilia e la Calabria (destinate a passare al digitale per ultime); si ridurrebbero inoltre i costi della transizione". Nel panorama televisivo emerge la presenza dei tre operatori principali. Intanto, "il fatturato pubblicitario si è contratto, portando la quota al 46,4% del totale, mentre – seguendo la tendenza mondiale – è sensibilmente aumentata la componente a pagamento (+12%)".

I ricavi vedono al primo posto la Rai (2.723 milioni di euro) seguita da Sky Italia (2.640 milioni di euro) e da RTI (2.531 milioni di euro). In questo contesto, emerge Sky Italia che "consolida la sua posizione – evidenzia l’Agcom – divenendo addirittura il secondo gruppo televisivo per ricavi". La Rai è la principale media company italiana, anche se i ricavi risentono della flessione del 3,6% della pubblicità, mentre il gruppo Mediaset scende al terzo posto ma rafforza l’offerta sulla piattaforma digitale terrestre, che passa a 199 milioni di euro dai precedenti 125 milioni. Ne risulta una divisione per la quale "RTI è leader della pubblicità e nuovo concorrente delle offerte a pagamento; Sky è di gran lunga leader nella pay tv e nuovo concorrente nella pubblicità; Rai mantiene le classiche posizioni attraverso una quota di rilievo nella pubblicità e prelevando le risorse residue dal canone di abbonamento".

La televisione restituita dall’analisi di Calabrò non manca di difetti in termini di qualità. Il presidente Agcom sottolinea infatti che "è crescente il divario tra le nostre televisioni e le migliori straniere, per la ricchezza di informazioni sui vari Paesi del mondo e per l’approfondimento qualificato dei temi trattati". Il risultato è una televisione italiana che non è "finestra aperta sul pianeta" ma "una finestra sul cortile", "ripiegata sui fatti di casa nostra, specie di cronaca nera" e dunque "una grande TV locale".

Nelle parole di Calabrò – che propone "l’opportunità di una riflessione su una riforma legislativa" della par condicio, evidenzia i problemi dell’informazione e rileva come resti "inevasa l’esigenza della riforma della Rai" – c’è spazio inoltre per uno sguardo sulle telecomunicazioni e sui provvedimenti adottati, come la manovra di riduzione delle tariffe di terminazione mobile "che porterà – ha detto Calabrò – nel 2012, a tariffe simmetriche, pari, per tutti gli operatori, a 4,5 centesimi di euro al minuto", con una riduzione di oltre il 50% rispetto a oggi. L’Agcom ricorda anche la persistenza delle pratiche commerciali scorrette e del servizi non richiesti – oltre 6 milioni di euro le sanzioni inflitte – e i provvedimenti sui numeri a sovrapprezzo. "Risolutivo – spiega Calabrò – per stroncare la patologia delle chiamate abusive si era dimostrato il blocco permanente di chiamata per le numerazioni in sovrapprezzo: le segnalazioni e i reclami a tal riguardo erano infatti calati del 90%. La delibera dell’Autorità è stata però annullata dal giudice amministrativo. Attendiamo di leggere la motivazione della sentenza per conoscere quali margini ci siano per una riedizione delle nostre misure".

di Sabrina Bergamini

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