TLC. Agcom dà ragione ad Adiconsum: Sky deve abbassare i costi di recesso

Costi troppo alti per recedere dal contratto. L’Autorità Garante delle Comunicazioni ha dato ragione ad Adiconsum e ha ordinato a Sky di cambiare il contratto entro fine settembre e di "fare ricorso ai più efficaci mezzi di comunicazione pubblicitaria" per avvisare gli utenti della novità.

Tutto parte da una denuncia di Adiconsum, secondo cui Sky non rispettava il decreto Bersani sulle liberalizzazioni. Il decreto, infatti, obbliga emittenti e operatori a consentire il recesso entro 30 giorni dalla richiesta e a non addebitare spese superiori agli stessi costi sopportati dall’azienda. "Agcom ha avuto bisogno di 14 mesi di istruttoria, ma alla fine ha deciso, dandoci ragione e tutelando i consumatori", spiega Mauro Vergari, responsabile nuove tecnologie presso Adiconsum.

Agcom ha riconosciuto che i costi applicati da Sky in caso di recesso (dai 30 ai 230 euro a seconda del tipo di contratto) non sono giustificati e sono tali da bloccare l’utente, a danno della concorrenza, perché di fatto lo scoraggiano dal cancellare l’abbonamento. Di qui l’ordine a Sky "di addebitare all’abbonato che esercita il recesso un importo complessivo non superiore alla somma tra: (1) il corrispettivo pagato da Sky agli Sky Service per il ritiro del singolo decoder e (2) i corrispettivi pagati da Sky alla società fornitrice di servizi di logistica integrata per il recupero del decoder presso gli Sky Service, nonché per il suo invio al CAT ed il successivo trasporto ai magazzini Sky", si legge in delibera. E cioè l’utente dovrà pagare non più di quanto la stessa Sky paga per ritirare il decoder e portarlo nella propria sede. Il che equivale ad un importo di circa € 11. Ora Sky potrà ricorrere al Tar contro la decisione dell’Autorità.

 

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