TLC. Altroconsumo fa esposto all’Agcom contro R.T.I. che “viola il pluralismo dell’informazione”

Altroconsumo ha depositato oggi un esposto all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni contro R.T.I. spa (Gruppo Mediaset) per violazione delle disposizioni del Testo Unico della radiotelevisione a tutela del pluralismo e della concorrenza nel sistema integrato delle comunicazioni (SIC). L’esposto è stato inviato anche all’Antitrust e alla DG Concorrenza della Commissione europea.

Il numero complessivo di programmi nazionali editi e diffusi da R.T.I. su frequenze terrestri supera, infatti, abbondantemente il limite del 20% imposto dalla legge. R.T.I. secondo i calcoli di Altroconsumo detiene il 29,7% del totale, essendo titolare di almeno quattordici palinsesti televisivi. Questi, secondo la definizione del Regolamento relativo alla radiodiffusione terrestre in tecnica digitale, sono contenuti predisposti dal fornitore, destinati alla fruizione del pubblico via radiodiffusione televisiva, caratterizzati da un unico marchio. Il loro numero è calcolato complessivamente in base ai programmi televisivi concessi o irradiati in ambito nazionale su frequenze terrestri in tecnica sia analogica che digitale, secondo la legge 112 del 2004. Non è rilevante che siano in chiaro o a pagamento.

Questa la lista: Canale 5, Retequattro, Italia 1 (diffusi in analogico e replicati sul digitale terrestre, Multiplex Mediaset 2); Joi, Joi+1, Mya, Mya+1 Mediashopping (Multiplex Dfree); Premium Extra 1, Premium Extra 2, Hiro, Premium Calcio 24 (Multiplex Mediaset 1), Iris, Boing (Multiplex Mediaset 2).

Altroconsumo chiede, dunque, all’Agcom di intervenire adottando le misure inibitorie previste dal Regolamento e esercitando le funzioni e i poteri che sono proprie dell’Autorità, cioè facendo cessare un numero di programmi tali da far rientrare R.T.I. nel tetto del 20% previsto dalla legge.

L’associazione dei consumatori ha già portato avanti altre iniziative "per salvaguardare il diritto degli utenti a un’informazione pluralistica e quello degli operatori a un mercato dove le regole per il rispetto della concorrenza siano rispettate, non calpestate". Gli esposti del 2005 e del 2008 sul tema del duopolio televisivo nel passaggio dall’analogico al digitale sono un esempio concreto. A seguito di tali iniziative la Commissione europea ha ancora aperto sul tavolo il fascicolo di procedura di infrazione contro il Governo italiano.

"Non è solo il rispetto delle regole – si legge in un comunicato dell’associazione dei consumatori – Ne va anche della crescita e dello sviluppo del sistema-Paese. In Italia, a differenza che altrove nell’Unione europea come in Francia e Germania, il cosiddetto dividendo digitale ossia lo spettro lasciato libero dalle frequenze analogiche con lo switch off rischia di non poter essere utilizzato in tutte le sue potenzialità, per coprire con la banda larga zone oggi non raggiunte e colmare così il digital divide".

 

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