TLC. Banda larga, Catricalà parla di società ad hoc per sviluppare la rete

Una società ad hoc per lo sviluppo delle nuove reti a banda larga. Sarebbe questo, secondo il Presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, l’unico modo per raggiungere l’obiettivo europeo secondo cui, entro il 2020, almeno il 50% delle famiglie europee deve poter utilizzare un collegamento a Internet superiore ai 100 Mbps. Catricalà ha espresso la sua posizione nel corso del convegno "Giochiamoci il futuro" organizzato da Between: la società a cui pensa Catricalà dovrebbe essere composta per un terzo da un soggetto pubblico, per un terzo dall’incumbent e per un terzo dal resto del mondo. Il Presidente dell’Antitrust ha sollecitato un forte ruolo dello Stato e una ripresa di quegli investimenti "congelati" che devono invece servire a superare il digital divide.

Per la prima volta la posizione di Catricalà non viene condivisa da Federconsumatori e Adusbef che "continuano a sostenere che la rete, infrastruttura fondamentale delle telecomunicazioni, non debba essere scorporata, ma debba rimanere in pancia all’operatore telefonico". "Dovremmo aver ricavato qualche insegnamento dai deludenti risultati ottenuti in passato – sostengono Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsuamtori e Adusbef – quando la rete era scorporata ed in mano all’A.S.S.T. (parte del cosiddetto "spezzatino telefonico" che è stato poi ricomposto nella riforma degli anni ’90). Naturalmente, il possesso della rete da parte di una impresa, in questo caso Telecom, non deve essere in nessun modo di ostacolo all’accesso degli operatori in concorrenza e dei nuovi operatori, a tal fine devono essere definite formule organizzative ad hoc, verificate e controllate dall’Autorità di settore e dall’Antitrust".

"Sulla base di questa impostazione – concludono i due Presidenti – rivendichiamo, inoltre, la necessità, da parte della Telecom, di accelerare ed implementare gli indispensabili investimenti per lo sviluppo e l’innovazione tecnologica della rete. In questa direzione, anche lo Stato dovrà agevolare tale processo, aumentando la domanda di mercato, investendo sulla progressiva informatizzazione della pubblica amministrazione, in termini generali, e stanziando i famosi 800 milioni di investimenti per ridurre il digital divide nel nostro Paese".

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