TLC. Censis/Ucsi: crolla la lettura dei giornali, boom per i social network

I mezzi a stampa sono fuori dalla "dieta mediatica" del 39,3% degli italiani: crolla la lettura dei giornali e della carta stampata, nasce il press divide. Decollano le nuove televisioni e nei consumi – come l’uso del cellulare – si fanno i conti con la crisi evitando di connettersi a Internet attraverso i servizi più costosi. La Rete va verso la saturazione dell’utenza perché sta coprendo ormai tutto il pubblico giovanile. È boom per i social network: Facebook è il più popolare ed è conosciuto dal 90,3% dei ragazzi, YouTube è il più utilizzato (67,8%). Sono questi i principali risultati che emergono dall’VIII Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione "I media tra crisi e metamorfosi" presentato oggi.

La crisi economia causa un "riposizionamento dei diversi mezzi": "Si rileva l’espansione dei media gratuiti e la sostanziale battuta d’arresto di quelli a pagamento (ad eccezione della Tv digitale). Mentre l’uso complessivo del telefono cellulare rimane pressoché stabile tra il 2007 e il 2009 (con un leggero calo dall’86,4% all’85% della popolazione), a crescere notevolmente è stato l’uso del cellulare nelle sue funzioni di base (dal 48,3% al 70%), mentre quelle più sofisticate – e costose – sono diminuite: l’uso dello smartphone è sceso dal 30,1% al 14,3%, il videofonino dall’8% allo 0,8%. Il telefonino è dunque un bene a cui non si può rinunciare, neanche in tempi di crisi, però qualcosa si può risparmiare, magari inviando qualche sms in più ed evitando di connettersi a Internet con i costosissimi servizi wap".

Negli ultimi due anni, tra il 2007 e il 2009, l’utenza della Tv satellitare è passata dal 27,3% al 35,4% della popolazione e il digitale terrestre ha raddoppiato il suo pubblico (dal 13,4% al 28%). Gli italiani si orientano verso l’investimento in media che offrono più servizi, come i pacchetti delle pay tv che possono combinare sport, cartoni animati e film in esclusiva.

Si rinuncia invece alla carta stampata. "Negli ultimi due anni la lettura dei quotidiani a pagamento passa dal 67% al 54,8%, invertendo la tendenza leggermente positiva che si era registrata negli anni immediatamente precedenti al 2007". Questo riguarda solo chi legge un quotidiano almeno una volta alla settimana, mentre l’utenza abituale (lettura almeno tre volte a settimana) crolla dal 51,1% del 2007 al 34,5% del 2009. Se prima della crisi la metà degli italiani aveva un contatto stabile con i quotidiani, adesso questa porzione si è ridotta a un terzo e nella quota sono compresi anche i quotidiani sportivi, mentre rimane stabile la free press. In leggera flessione anche la lettura dei libri che interessa il 56,5% della popolazione nel 2009 (era il 59,4% nel 2007). Nasce il press divide, un nuovo divario fra quanti usano i media a stampa insieme agli altri e quanti non li usano più: nel 2006 era il 33,9% degli italiani a non avere contatti con i mezzi a stampa, mentre nel 2009 si è arrivati al 39,3% (+5,4%).

Si va verso la saturazione dell’utenza di Internet: il suo impiego riguarda il 47% della popolazione ma il web è ormai familiare per giovani e persone più istruite (rispettivamente l’80,7% e il 67,2%). Sono 19 milioni gli italiani "contagiati dai social network" che sono fenomeni di massa fra i giovani che "vivono connessi".

"Per nove ragazzi su dieci Facebook (90,3%), YouTube (89,2%) e Messenger (89,1%) rappresentano mondi ben noti, con le loro regole e i loro «contatti» – rileva il Rapporto – Nell’universo giovanile hanno una popolarità considerevole, sebbene inferiore, anche MySpace (68,8%) e Skype (62,9%)". La principale motivazione che ha spinto gli utenti a iscriversi a Facebook è il desiderio di mantenere i contatti con gli amici (70,5%) e di ritrovare vecchi compagni di scuola ed ex colleghi (57,8%). Il 54,6% degli utenti fa parte di gruppi di interesse o ha sottoscritto citazioni apparse su Facebook, e il 10% ha effettivamente partecipato a eventi sociali, manifestazioni politiche, spettacoli di cui è venuto a conoscenza tramite il social network. Solo l’8,5% degli iscritti pensa che ci possano essere dei rischi, fra i quali quello che maggiormente preoccupa è la violazione della privacy: il 72,1% degli utenti che nutrono preoccupazioni è di questo avviso mentre il 35,1% teme l’eventualità di conoscere persone pericolose, il 23,4% indica l’indebolimento delle relazioni dirette con i familiari e gli amici, il 13,4% l’abbassamento del rendimento nel lavoro o nello studio, e il 9,3% teme che dall’uso di Facebook possano derivare problemi per la propria reputazione (ad esempio, che il profilo personale venga controllato dal datore di lavoro).

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