TLC. Commissaria Ue propone Authority comunitario. Tra 10 giorni la risposta dell’Erg

BRUXELLES. Il Commissario europeo alla Società dell’informazione,Viviane Reding si dice "allarmata dalla mancanza di un vero mercato interno nel settore delle Tlc" e la settimana scorsa ha proposto di istituire un’Autorità europea unica con poteri di controllo sui mercati dei Ventisette Paesi Ue. Un organismo in grado di imporre standard uniformi su tutto il territorio comunitario, assumendo, se è il caso, decisioni prese a maggioranza.

La Commissari ha ribadito come il mercato interno delle comunicazioni elettroniche non è completo, per ragioni che comprendono la debolezza o la mancanza d’indipendenza di alcune delle autorità regolatrici nazionali, l’applicazione non armonizzata delle norme Ue e delle misure correttive, in generale la mancanza di servizi paneuropei, l’efficacia dell’attività di regolazione, e la sua asimmetria fra i diversi Stati membri. Questi differenti approcci regolatori nazionali, sottolinea l’Esecutivo comunitario, aumentano considerevolmente i costi delle imprese che operano in diversi paesi.

Il Gruppo europeo dei regolatori nazionali (Erg) del settore delle telecomunicazioni si è riunito giovedì e venerdì scorsi a Bruxelles e i risultati della riunione hanno dato luogo a interpretazioni divergenti. Il presidente di turno dell’Erg, Roberto Viola (che è anche direttore generale dell’italiana Agcom) ha annunciato che la posizione dell’Erg è ancora in preparazione e che è attesa entro i prossimi 10 giorni.

Le resistenze più forti al progetto della Reding vengono, in particolare, dalla Germania e dalla Polonia, mentre sono favorevoli le reazioni dall’Italia e dalla Gran Bretagna. Anche in Francia, per una volta, le proposte di liberalizzazione di Bruxelles non trovano grandi ostacoli. Le ragioni di questa molteplicità di posizioni hanno molto a che fare con il grado di apertura dei singoli mercati nazionali delle Tlc, e con il livello della presenza – attuale o progettata – sui mercati esteri da parte degli operatori ex monopolisti (‘incumbent’). Secondo i dati della Commissione europea, questo operatori ricevono oggi fra il 5 e il 27 per cento del loro fatturato dalle attività al di fuori del paese d’origine.

Gli operatori dei paesi come l’Italia, che hanno già liberalizzato il proprio mercato, sono molto più interessati ad avere accesso ai mercati nazionali degli altri Stati membri che non a proteggere il proprio mercato, e quindi appoggiano fortemente la Reding.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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