TLC. Corte Giustizia Ue si pronuncia su applicazione direttiva autorizzazioni e licenze

La Corte di giustizia ha pronunciato oggi la sentenza relativa alla causa che vedeva contrapposti Nuova società di telecomunicazioni SpA (NST), Ministero delle Comunicazioni ed ENI SpA in materia di servizi di telecomunicazione. In particolare il Consiglio di Stato ha chiesto alla Corte chiarimenti circa l’ambito di applicazione della direttiva CE 97/13 relativa ad una disciplina comune in materia di autorizzazioni generali e di licenze individuali nel settore dei servizi di telecomunicazione.

Prima della liberalizzazione del mercato delle telecomunicazioni l’ENI era assegnataria di frequenze radio per le sue esigenze interne. In seguito a detta liberalizzazione, derivante in particolare dalla direttiva 97/13 l’ENI ha costituito la NST ed ha affidato a questa società la gestione della rete di telecomunicazioni utilizzata sino a quel momento esclusivamente per le sue esigenze interne. Nel giugno 1998 la NST ha ottenuto una licenza individuale in forza del decreto n. 318/97, che attua la direttiva 97/13 nell’ordinamento italiano, per la fornitura al pubblico, mediante tale rete, di servizi di telecomunicazione. Il Ministero delle Comunicazioni ha chiesto alla NST di versare due contributi per la detta rete, uno per la fornitura dei servizi di telecomunicazione al pubblico e l’altro per l’uso privato della detta rete.

La NST ha impugnato il secondo contributo dinanzi ai giudici amministrativi italiani. In tale contesto, il Consiglio di Stato ha chiesto alla Corte di giustizia delle CE se la direttiva 97/13 ammette una normativa nazionale, quale quella italiana, la quale assoggetta una società titolare di una licenza individuale per l’esercizio di una rete pubblica di telecomunicazioni, per la quale ha versato un contributo in base a quanto disposto dalla direttiva, al versamento di un contributo aggiuntivo in relazione all’uso privato della detta rete.

La Corte rileva che la direttiva si applica, in linea di principio, non solo alle reti e ai servizi pubblici di telecomunicazione, bensì anche alle reti private di telecomunicazione che non siano state aperte al pubblico e siano riservate a un circolo chiuso di utenti nonché ai servizi forniti su tali reti private. La Corte aggiunge poi che una rete quale quella in oggetto, che è stata messa a disposizione del pubblico dopo essere stata usata unicamente a fini privati, deve essere considerata come una rete pubblica di telecomunicazione ai sensi della direttiva 97/13. Di conseguenza, una rete di telecomunicazioni di tal genere nonché tutti i servizi forniti tramite quest’ultima rientrano integralmente nella sfera di applicazione di questa direttiva.

La Corte esamina poi se la riscossione di due contributi distinti per la fornitura di una rete pubblica di telecomunicazione ed i servizi forniti tramite tale rete sia conforme alle norme della detta direttiva. La Corte ricorda che gli Stati membri non possono riscuotere, per le procedure di autorizzazione, tasse o canoni diversi da quelli previsti dalla direttiva 97/13. Nella specie risulta che il secondo contributo è stato calcolato conformemente ai criteri previsti dal codice prima della liberalizzazione del mercato delle telecomunicazioni, i quali non corrispondevano a quelli previsti dalla direttiva 97/13.

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