TLC. Corte di Giustizia Ue: nel 1998 Telecom non doveva pagare il canone del codice postale

Il pagamento del canone previsto dal codice postale effettuato da parte di Telecom Italia nel 1998 è contrario al diritto comunitario. E’ quanto si legge in una nota della Corte di Giustizia Ue. La società telefonica sosteneva infatti di non dover pagare l’onere in quanto dal 1° gennaio 1998 l’apertura alla concorrenza del mercato delle telecomunicazioni aveva fatto decadere i diritti esclusivi del settore.

Arriva dal Tar del Lazio, a cui aveva fatto ricorso Telecom, la decisione di sottoporre alla Corte la questione pregiudiziale volta a stabilire se la normativa italiana in materia di servizi pubblici di telecomunicazione sia compatibile con la disciplina comunitaria. Da una parte Telecom e la Commissione delle Comunità europee sostenevano che il pagamento del canone era contrario alla disciplina comunitaria in materia di autorizzazioni generali e licenze individuali. Dall’altra il Governo italiano affermava che gli obblighi risultanti dalle autorizzazioni esistenti a partire dalla data di entrata in vigore delle direttiva potevano essere mantenuti fino al 31 dicembre 1998.

Oggi arriva la decisione della Corte di Giustizia: il pagamento è contrario al diritto comunitario. "Lo Stato – spiega – in virtù della direttiva in materia di autorizzazioni generali e licenze nel settore delle tlc, non può esigere da un operatore, già titolare di un diritto esclusivo sui servizi di telecomunicazioni pubbliche, divenuto titolare di un’autorizzazione generale, il pagamento di un onere pecuniario come il canone di cui trattasi nella causa principale, corrispondente all’importo precedentemente previsto come corrispettivo per il detto diritto esclusivo.

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