TLC. Dall’analogico al digitale: passaggio in corso ma già “retrò”?

Continua il passaggio dalla tv analogica a quella digitale. Dopo la Sardegna, la Valle d’Aosta, il Piemonte occidentale, il Trentino Alto Adige e il Lazio, la prossima regione ad essere interessata al passaggio sarà la Campania: la regione con il più alto numero di abitanti, infatti, affronterà il 14 ottobre prossimo lo spegnimento del segnale analogico di Rai2 e Rete4 in 252 comuni tra cui le città di Napoli, Salerno e Caserta. Via via si passera’ al digitale nelle altre regioni fino alle ultime due, Sicilia e Calabria, dove la transizione avverra’ alla fine del 2012.

Dal punto di vista della diffusione colpiscono i dati del Lazio dove lo switch over (passaggio di Rai2 e Rete4) è avvenuto il 16 giugno scorso. Secondo un’indagine telefonica effettuata da Makno a ridosso del passaggio la penetrazione complessiva della TV digitale rilevata presso le famiglie laziali è pari all’82,5%. Subito dopo lo switch over – si legge nella ricerca – il computo delle famiglie solo "analogiche" che si dicono intenzionate a dotarsi di almeno una piattaforma televisiva digitale entro sei mesi è pari al 94,5%. Alla rapida adozione della nuova tecnologia – sostiene Makno – ha contribuito la campagna di comunicazione così efficace che solo l’1% degli intervistati non sapeva nulla dello switch over. Questi sono i dati "ufficiali" che, però, non trovano riscontro nelle analisi della società civile, in primis le associazioni a tutela dei consumatori. Un sondaggio dell’Adoc, ad esempio, ha messo in luce le difficoltà incontrate dai cittadini laziali. Secondo l’Associazione, infatti, soltanto il 4,7% della popolazione non ha avuto alcun problema collegato allo switch over. Inoltre circa una famiglia su 5, ad una settimana dal passaggio, non aveva ancora comprato il decoder. Tra i disagi più subiti l’Adoc segnalava la mancata ricezione del segnale, che ha riguardato il 28,5% dei casi, e la difficoltà a sintonizzare i canali (19,2%). In generale, le Associazioni hanno evidenziato – in netto contrasto con quanto sostenuto dalla Makno – una scarsa informazione agli utenti, condizione che ha pesato sul buon esito dell’operazione. Chi avrà ragione? Il dato di fatto è che inevitabilmente il nostro Paese dovrà raggiungere il traguardo europeo del passaggio definitivo all’analogico entro il 2012, magari cercando di potenziare l’informazione anche e soprattutto riguardo al contributo pubblico per l’acquisto del decoder a favore delle fasce deboli della popolazione.

Su questo punto i consumatori devono fare i conti con le scarse notizie in loro possesso e con venditori non sempre onesti. A partire dal 15 settembre 2008 – si legge sul sito www.dgtvi.it – il valore del contributo è pari a 50,00 euro. Il contributo consiste in una riduzione del prezzo complessivo del decoder, Iva inclusa, al netto di ogni eventuale sconto commerciale. L’importo verrà rimborsato al rivenditore. Il contributo inoltre non può essere corrisposto più di una volta per ciascuncliente e non può superare in alcun caso il prezzo di vendita. Ne hanno diritto i cittadini:

– della regione Valle d’Aosta e ai proprietari di una seconda casa nei medesimi comuni in regola con il pagamento del canone TV per l’anno in corso
– della provincia di Trento e in 15 comuni delle province limitrofe (BZ, VR, VI) di età pari o superiore a 75 anni (da compiersi entro il 31/12/2009) in regola con il pagamento del canone TV per l’anno in corso
– di 568 comuni del Piemonte e di 4 comuni delle province limitrofe (CO, PV e SV) di età pari o superiore a 65 anni (da compiersi entro il 31/12/2009) e che abbiano dichiarato nel 2008 (redditi 2007) un reddito pari o inferiore a € 10.000, a decorrere dal 23 aprile 2009
– del Lazio (intera provincia di Roma, Frosinone, Latina e Rieti, 26 comuni provincia di Viterbo) e di 8 comuni umbri (TR) di età pari o superiore a 65 anni (da compiersi entro il 31.12.2009) e che abbiano dichiarato nel 2008 (redditi 2007) un reddito pari o inferiore a € 10.000, in regola con il pagamento del canone TV per l’anno in corso, a decorrere dal 16 maggio 2009
– di 252 comuni della Campania, 16 del Lazio e 2 della Lucania, di età pari o superiore a 65 anni (da compiersi entro il 31.12.2009) e che abbiano dichiarato nel 2008 (redditi 2007) un reddito pari o inferiore a euro 10.000, in regola con il pagamento del canone TV per l’anno in corso, a decorrere dal 10 settembre 2009.

Ma non finisce qui perché il decoder acquistato da solo 1 settimana potrebbe già essere vecchio. Dal 31 luglio, infatti, partirà la piattaforma TivùSat che riunisce 22 canali. In soldoni, "basterà" comprare un decoder (quello di Sky non va bene e neppure quello del digitale terrestre) che costerà circa 100 euro, inserire una card gratuita e fare una telefonata per l’attivazione per vedere tutti i canali nazionali non a pagamento, che oggi chi non ha il digitale terrestre può vedere solo se è abbonato a Sky. Il motivo? "Voler raggiungere quel 5 per cento degli italiani, e sono almeno tre milioni, che non riescono a vedere tutti i canali, senza per questo essere costretti a fare un abbonamento oneroso a Sky", rassicurano Rai, Mediaset e La7 che affronteranno insieme questa esperienza. Quindi, cosa cambia per i consumatori? I vertici della neonata società rassicurano: "Potrebbe non cambiare quasi nulla e potrebbe cambiare molto. Chi ha già comprato il decoder del digitale terrestre può fare a meno di comprare quello di TivùSat, vedrà comunque tutto. Chi comprerà il decoder di TivùSat perché non ha ancora comprato quello del digitale terrestre vedrà tutto ma dovrà avere la parabola. Chi ha solo la parabola e vede tutto con l’abbonamento a Sky per adesso può fare a meno di comprare il decoder di TivùSat ma forse, domani, sarà obbligato a farlo". C’è da creder loro? Vedremo.

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di Valentina Corvino

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