TLC. Ddl Gentiloni, Catricalà: “Provvedimento con luci ed ombre”

"Affinché si abbia un’opinione pubblica consapevole è necessario che lo Stato garantisca il mantenimento della pluralità di fonti di informazione, libero accesso alle medesime, assenza di ingiustificati ostacoli legali, anche temporanei, alla circolazione delle notizie e delle idee". Così il Presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà ha esordito durante l’audizione presso le Commissioni VII e IX della Camera dei Deputati nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul ddl Gentiloni.

La pluralità comporta – si legge nel testo dell’audizione – che deve essere garantita la "possibilità di ingresso, nell’ambito dell’emittenza pubblica e di quella privata, di quante più voci consentano i mezzi tecnici, con la concreta possibilità nell’emittenza privata – perché il pluralismo esterno sia effettivo e non meramente fittizio – che i soggetti portatori di opinioni diverse possano esprimersi senza pericolo di essere emarginati a causa dei processi di concentrazione delle risorse tecniche ed economiche nelle mani di uno o di pochi e senza essere menomati nella loro autonomia".

Premesso ciò, il presidente Catricalà si è soffermato sulle luci ed ombre del provvedimento in esame:

  • accelera il passaggio alle trasmissioni in tecnica digitale;
  • risponde in linea di principio alla giurisprudenza della Corte Costituzionale sul pluralismo televisivo;
  • risponde all’esigenza di dare certezza e imparzialità alla rilevazione degli ascolti;
  • promuove nuove modalità trasmissive come la Internet-TV su banda larga.

Per quanto riguarda le ombre, da un punto di vista di efficienza del mercato, si rileva che:

  • suscita perplessità il limite ai ricavi derivante dalla raccolta pubblicitaria in quanto possibile freno alla crescita interna; la legge Maccanico definiva con maggiore articolazione il tetto da essa stabilito e faceva salva la crescita interna.

Infine, per velocizzare il passaggio al digitale sarebbero opportune le seguenti misure:

  • le frequenze lasciate libere dagli operatori detentori di più di due emittenti irradiate su frequenze terrestri analogiche dovrebbero essere ridestinate alla tecnica digitale;
  • una politica di incentivazione degli acquisti dei decoder incentrata su apparecchi plurivalenti, che non dovrebbero incontrare le critiche dell’Unione europea come accaduto con specifico riferimento ad apparati la cui tecnologia escludeva l’utilizzazione da parte del gestore satellitare.

Da un punto di vista generale, infatti, il disegno di legge Gentiloni si inserisce nel solco da tempo tracciato sia a livello comunitario, sia a livello nazionale di promozione della tecnologia digitale terrestre. Appaiono allora condivisibili, in quanto coerenti con l’obiettivo di tutelare il pluralismo, la scelta di fondo del ddl in parola per una trasmigrazione dell’intero sistema televisivo terrestre al sistema di trasmissione digitale entro il 30 novembre 2012, e all’interno di tale processo, la previsione di alcuni passaggi intermedi.

Per quanto riguarda, invece, la fissazione di limiti alla raccolta pubblicitaria l’Authority non fa altro che ribadire quanto già sostenuto nell’indagine conoscitiva del 2004 (Indagine conoscitiva sul settore televisivo: la raccolta pubblicitaria, novembre 2004) ovvero la sua contrarietà in generale "alla definizione di limiti ex ante al fine del raggiungimento di obiettivi di carattere antitrust". Piuttosto si evidenziava che nel mercato della raccolta pubblicitaria televisiva era "necessario e urgente accompagnare l’eliminazione dei predetti limiti con un intervento di carattere strutturale volto a rendere realmente contendibile il mercato". La fissazione di tetti, che si risolvono in limiti alla capacità di crescita delle imprese, rischiano da un lato di non conseguire gli obiettivi che si propongono, dall’altro di costituire un freno alle potenzialità di sviluppo degli operatori.

 

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