TLC. Gentiloni: “Basta alla pubblicità che alza la voce”

"Fermare la pubblicità televisiva che alza la voce". E’ questo il monito che ha lanciato il ministro delle comunicazioni, Paolo Gentiloni, a chiusura della conferenza stampa che si è tenuta questa mattina a Roma durante la quale sono stati presentati i risultati di un’indagine dell’Iscom, l’Istituto superiore delle comunicazioni e delle tecnologie dell’informazione, sull’aumento del volume sonoro negli spot rispetto al livello della programmazione ordinaria.

L’indagine, che ha preso in considerazione 67 campioni, ha riguardato la programmazione di RaiUno (22 spot), Canale 5 (21) e La7 (24) nel mese di giugno 2006, nella fascia mattutina 8:30-10:30 e nel prime time (20:30-22:30), ed è stata effettuata attraverso misurazioni oggettive, affidate cioè a metodologie e strumentazioni scientifiche, e soggettive, cioè legate a valutatori individuali. Il risultato va oltre le percezioni dei telespettatori: l’83% degli spot in onda su tutte e tre le emittenti ha un volume più alto rispetto al programma in cui è inserito. In media, l’audio è più alto del 51% rispetto alla programmazione ordinaria. La differenza viene percepita dal telespettatore nel 57% dei casi, in particolare nel 65% per Raiuno e Canale 5 e nel 43% per la La7.

Tutto ciò nonostante l’illiceità della diffusione di spot e televendite con un volume più alto rispetto alla normale programmazione è sancita dal Testo Unico della Radiotelevisione che, all’articolo 4, lettera C, comma 1, stabilisce che "le trasmissioni pubblicitarie e le televendite siano riconoscibili e distinte dal resto dei programmi con mezzi di evidente percezione, con esclusione di quelli che si avvalgano di una potenza sonora superiore a quella ordinaria, fermi gli ulteriori limiti e divieti previsti dalle leggi vigenti".

 

 

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