TLC. ISIMM: “Sistema radiotelevisivo, c’è bisogno di più concorrenza”

Concorrenza e trasparenza. E’ solo per questa via che ci saranno maggiori opportunità di crescita per il complesso delle aziende di settore, nonché una diversa qualità dell’offerta ed un maggiore gradimento da parte degli utenti. E’ l’utenza stessa, a vario titolo, a richiedere una effettiva riqualificazione e valorizzazione della missione della Rai; nuove regole di "governance" idonee ad allentare il controllo della politica sul servizio pubblico; un nuovo assetto societario ed organizzativo capace di portare anche nuove risorse e nuove intelligenze nella gestione della società; una netta separazione tra le funzioni del servizio pubblico, finanziate dal canone, e quelle della Tv commerciale alimentate dalla pubblicità. Dunque una doppia sfida per la Rai : riforma legislativa per quanto concerne i delicatissimi aspetti societari, e rinnovamento editoriale e produttivo per migliorare la qualità e il valore pubblico della programmazione.

Questi alcuni degli argomenti principali a cui è stata rivolta grande attenzione nel dibattito "Per una discussione su Televisione e Servizio Pubblico. Dentro e fuori la Rai" svoltosi oggi a Roma Presso la Sala Conferenze di Palazzo Monte Citorio 123/a ed organizzato dall’Istituto per lo Studio nei Media e per la Multimedialità (ISIMM).

Per Enrico Manca "il dl Gentiloni in materia radiotelevisiva merita,anche, un giudizio positivo soprattutto riguardo alle misure di deconcentramento della raccolta pubblicitaria ed il rafforzamento dell’Agcom attraverso l’inasprimento del sistema sanzionatorio; certo non si può sottovalutare il ritardo del servizio pubblico per quanto concerne l’offerta televisiva (se paragonata alla grande varietà di quella digitale) ma il problema maggiore da affrontare resta quello della governance : sarebbe opportuno da una parte allontanare l’influenza partitica dalla Rai e dall’altra effettuare quella separazione tra indirizzo strategico (da affidare ad un’adeguata Fondazione pubblica guidata da un Comitato di garanti) e gestione (da affidare ad una vera e propria Holding)".

Sulla stessa linea Enzo Cheli (Università di Firenze) "Il servizio pubblico non può andare avanti in una logica di mera conservazione di quello che resta ma deve procedere su una linea di ripensamento radicale che lo porti a porsi nuovi obiettivi (strutture, risorse e linguaggi)"; "è, inoltre, necessario- continua Cheli – favorire l’indipendenza del servizio pubblico dalla sfera politico-economica e liberarlo dal condizionamento della risorsa pubblicitaria".

Determinato anche Paolo Gentiloni (Ministro delle Comunicazioni) "il paesaggio televisivo sta cambiando e l’interrogativo sul futuro della Rai non è retorico; il servizio pubblico resta importante non solo perché è garanzia di pluralismo informativo ma anche perché fa da pietra di paragone di qualità per l’intero sistema". "Si reputano comunque necessari – prosegue il titolare del dicastero- vari interventi su diversi fronti : si deve passare dall’eccesso di dipendenza dalla risorsa pubblicitaria ad un sistema a prevalente finanziamento pubblico, come non è da sottovalutare il problema della "governance" ed un suo inevitabile allontanamento dal Governo e dai sistemi dei partiti".

Conclude, infine, Claudio Petruccioli (Presidente Rai) "è anche possibile eliminare il servizio pubblico purchè non si continui a viaggiare su linee di incertezza e insoddisfazione ; di certo resta il fatto che l’assetto societario di un’azienda che cambia i vertici ogni 3 anni non può che essere conservatore e privo di progettualità".

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