TLC. Il canone Rai va pagato. Salvo liberarsi della TV

Non pagare si può davvero? Al centro dell’attenzione c’è il pagamento del canone Rai, oggetto di una campagna mediatica lanciata da Libero e dal Giornale. Le motivazioni sono tutte politiche – non a caso il Giornale parla di "tassa Santoro" – e come tali stanno suscitando un dibattito vivace e reazioni indignate da parte di numerosi esponenti politici, anche perché il canone è una tassa e non pagarla equivale a compiere evasione fiscale.

Sul tema canone Rai, del resto, e al di là della contingenza politica, sono intervenute anche le associazioni dei Consumatori. Una per tutte è l’Aduc, che sulla campagna di Giornale e Libero sottolinea come per abolirlo serva una legge: "Visto che i due quotidiani sono vicini al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sarebbe utile suggerire di intervenire su una legge del 1938 che obbliga gli utenti a pagare il canone Rai – scrive l’Aduc – Basterebbe un semplice decreto legge che troverebbe ampio consenso nel Paese. Si farà? Abbiamo qualche dubbio, visto che la Rai è appannaggio della stragrande parte di partiti e sindacati, ma siamo fiduciosi che il taglio di questo nodo gordiano prima o poi arriverà. Nel frattempo occorre chiarire che il canone Rai è una imposta e chi non la paga incorre nelle sanzioni di legge. Si può certo dichiarare che non si intende più utilizzare il televisore facendo richiesta di suggellamento e di disdetta o disfarsi del televisore stesso". È invece dei giorni scorsi la richiesta del Codacons di intervenire a fronte del passaggio al digitale che, per chi non abbia acquistato il decoder, significa lo "spegnimento" di Rai due. "Chi non può o non vuole dotarsi di tale apparecchio, non potrà assistere alla programmazione di Rai2, pur avendo regolarmente pagato il canone Rai per l’anno 2009 – afferma l’associazione – A seguito delle numerose proteste giunte al Codacons, l’associazione ha deciso di avviare una causa collettiva in favore di quanti intendano chiedere la restituzione di un terzo del canone, in relazione all’impossibilità di vedere Rai2 senza decoder".

Di diverso tenore la posizione di Adiconsum. Per l’associazione, infatti, si sta consumando "una polemica puramente politica, inutile e fuorviante per i consumatori". Commenta infatti l’associazione: "Spingere gli utenti a non pagare il canone è scorretto e fuorviante se al contempo non si dice che il c.d. canone è per legge una tassa di possesso del televisore, non di abbonamento alla RAI. Non dirlo significa soprattutto spingere i consumatori verso una violazione di legge e quindi esporli a decreti ingiuntivi per il recupero e l’aggravio dei costi del canone".

Ma si può evitare di pagare e disdire il canone? Una testimonianza è offerta sul sito Puntoinformatico dove un utente racconta la trafila burocratica fatta per evitare di pagare il canone Rai rispettando la legge: ovvero, chiedendo appunto la "suggellazione" dell’apparecchio "atto alla ricezione del segnale televisivo" secondo la legge che regola il pagamento del canone, il regio decreto 246 del 1938.

La pratica seguita è evidenziata dalla stessa Rai sul sito internet www.abbonamenti.rai.it. Primo chiarimento: "Chiunque detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione dei programmi televisivi deve per legge R.D.L.21/02/1938 n.246 pagare il canone di abbonamento TV. Trattandosi di un’imposta sul possesso o sulla detenzione dell’apparecchio, il canone deve essere pagato indipendentemente dall’uso del televisore o dalla scelta delle emittenti televisive". Il canone dunque è tassa di possesso e va pagato da chiunque possieda una tv.

Quando si può non pagare? Il riferimento è sempre alla legge del 1938. Questa prevede che la disdetta dell’abbonamento si verifichi solo quando l’abbonato cede tutti gli apparecchi in suo possesso dando esatta comunicazione delle generalità e indirizzo del nuovo possessore, o quando comunica di non essere più in possesso di alcun apparecchio fornendone adeguata comunicazione, oppure se intende rinunciare all’abbonamento chiedendo appunto il suggellamento dell’apparecchio. È proprio questo l’esempio seguito dalla testimonianza riportata su Punto Informatico.

Come fare, dunque? Ecco di seguito le istruzioni riportate sullo stesso sito abbonamenti della Rai.

"Nel caso che gli abbonati intendano rinunciare all’abbonamento senza cedere ad altri i loro apparecchi, devono presentare disdetta, entro il 31 dicembre, chiedendo il suggellamento degli apparecchi stessi. (art. 10 R.D.L. 21.2.1938 n. 246)
La disdetta con richiesta di suggellamento degli apparecchi, se presentata entro il 31 dicembre, dispensa dal pagamento del canone dal primo gennaio dell’anno successivo.
Contemporaneamente all’invio della disdetta gli abbonati devono versare all’Agenzia delle Entrate – S.A.T. Sportello Abbonamenti TV – Ufficio Torino 1 – c.p. 22 – 10121 Torino Vaglia e Risparmi, indicando nella causale il numero dell’abbonamento, l’importo di € 5,16 per ogni apparecchio da suggellare. (art. 10 R.D.L. 21.2.1938 n. 246)
Il suggellamento consiste nel rendere inutilizzabili, generalmente mediante chiusura in appositi involucri, tutti gli apparecchi posseduti dal titolare dell’abbonamento e dagli appartenenti al suo nucleo familiare presso qualsiasi luogo di loro residenza o dimora. (art. 10 e 12 R.D.L. 21.2.1938 n. 246)

La disdetta deve essere inviata a mezzo raccomandata all’Agenzia delle Entrate S.A.T. – Sportello Abbonamenti TV – Ufficio Torino 1 – c.p. 22 – 10121 Torino. (art. 10 R.D.L. 21.2.1938 n. 246)

Successivamente all’invio della raccomandata di disdetta, l’abbonato riceverà dal S.A.T. Sportello Abbonamenti alla Televisione, un modulo di dichiarazione integrativa della richiesta di suggellamento, dove dovranno essere indicate precisazioni circa la marca dei televisori, della loro ubicazione, orari di disponibilità per procedere al suggellamento da parte degli Organi competenti, che dovrà essere restituito debitamente compilato ai fini di una corretta e completa definizione della pratica di annullamento.

In mancanza di regolare disdetta l’abbonamento si intende tacitamente rinnovato".

Allo stato attuale dunque, l’unico modo legale per non pagare è disfarsi della televisione.

 

di Sabrina Bergamini

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