TLC. Incontri online, cosa si nasconde dietro? L’inchiesta di Altroconsumo

Nell’era di Internet, anche l’amore è in rete. O meglio, attraverso la rete si possono conoscere altre persone, organizzare incontri, incontrare l’anima gemella. Ma chi c’è dietro i siti che propongono questo tipo di "servizio"? Altroconsumo ha condotto un’inchiesta, tra dicembre 2010 e gennaio 2011, su 12 siti di incontri selezionati dai principali motori di ricerca, con la parola chiave "incontri".

Il primo punto oscuro, messo in evidenza dall’inchiesta, è quello che riguarda le società cui fanno capo questi siti: quando ci si registra ad un sito, infatti, si sottoscrive un contratto con la società che lo gestisce; per questo sono necessarie una serie di informazioni su di essa. Ma queste informazioni non vengono mai poste in evidenza e in 4 dei 12 siti l’indicazione dell’azienda non compare da nessuna parte. Addirittura dietro il sito Zonaincontri non c’è una società, ma una singola persona, cui vanno i pagamenti effettuati dagli utenti.

La mancanza di informazioni, poi, non riguarda soltanto la società che gestisce il sito, ma anche i servizi offerti all’utente: nella maggior parte delle homepage c’è in evidenza un bottone con la scritta "iscriviti gratis". Ma questa iscrizione non dà diritto praticamente a nulla; per utilizzare i servizi messi a disposizione dal sito bisogna sottoscrivere un abbonamento a pagamento.

E l’indicazione sui prezzi non c’è quasi mai. Otto siti su 12 sono di proprietà di società straniere ed alcune di esse non hanno neanche una sede in Italia. E le condizioni contrattuali applicate non sono quelle italiane, ma quelle del Paese in cui l’azienda ha sede. Quasi nessuno di questi siti, quindi, prevede i famosi 10 giorni per recedere da un contratto del genere.

Per quanto riguarda il foro competente, in caso di controversie, tutti i siti indicano quello del luogo in cui risiede l’azienda e non quello del consumatore, come previsto anche dal diritto comunitario. E questa – denuncia Altroconsumo – è una grave violazione del diritto del consumatore. Sarà amara la sorpresa per il consumatore che, in caso di contestazioni, scoprirà che dovrà andare in Germania, in Francia, Gran Bretagna o, addirittura, Stati Uniti per far valere i propri diritti. Ma non è finita qui.

Un altro buco nero scoperto dall’inchiesta è quello delle informazioni personali: al momento dell’iscrizione viene richiesto il sesso e poco altro. Ma nessuno controlla la veridicità delle informazioni fornite e questo vuol dire che dietro può esserci chiunque, anche un minorenne.

Ma la vera nota dolente arriva adesso: una volta iscritti, per interagire con gli altri utenti bisogna pagare un abbonamento che non è per niente economico. Un’offerta speciale, ad esempio, parla di 12,90 euro al mese, con uno sconto del 56% su un prezzo che non viene menzionato. In piccolo, poi, c’è scritto che l’abbonamento è semestrale e quindi costerà 77 euro. Le tariffe sono spesso espresse su base mensile anche quando l’abbonamento ha una durata più lunga. Comportamento scorretto perché non permette al consumatore di farsi una chiara idea dei costi. Si paga con carta di credito e, anche in questo caso, le informazioni richieste sono scarse. Inoltre, l’abbonamento in alcuni casi si rinnova automaticamente. E anche questo non risulta chiaro. Infine, nell’email di conferma del pagamento non ci sono tutte le informazioni di riepilogo essenziali e l’utente continua ad essere ignaro di molte cose. Le scoprirà solo chattando!

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