TLC. Media e minori, in arrivo il nuovo Codice. Proposte, programmi e idee nel convegno CNU

Il nuovo "Codice di autoregolamentazione media e minori" è quasi concluso. E il Consiglio Nazionale degli Utenti ha presentato oggi le sue proposte per un sistema di regolamentazione che garantisca la tutela dei minori in tutti gli ambiti di riferimento: televisione, internet, video-tv-telefonia e videogiochi. Alla sfida posta dalla televisione si aggiunge quella rappresentata dai nuovi media, da internet ai telefonini ai videogiochi, da nuovi contenuti e dunque da nuove forme di relazione con i media diventati sempre più "personal". Di tutto questo si è discusso oggi a Roma nell’ambito del convegno "Media e Minori. Per una tutela più efficace", organizzato dal Consiglio Nazionale degli Utenti dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

"Il testo è quasi concluso nella prima fase di elaborazione tecnica": è quanto annunciato dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, intervenuto al convegno. Il ministro ha ricordato come l’evoluzione tecnologica richieda un "continuo aggiornamento culturale": la televisione sta cambiando, c’è l’incrocio fra internet, televisione, telefonia e videogiochi, c’è la possibilità data dai telefonini di scaricare contenuti in Rete generati dagli utenti stessi. E tutto questo cambia il rapporto dei minori con i media. "Resta – ha detto Gentiloni – la sfida sulla televisione e a questa si associano le sfide nuove dei nuovi media". È inoltre in arrivo l’indice di qualità dei programmi Rai. Il Comitato scientifico ha infatti finito il suo lavoro. Bisogna costruire – ha commentato il ministro – "indici più complessi", "guardare con prudenza alle scelte limitative" e allo stesso tempo "associare misure positive che sviluppino la qualità".

"L’indice quotidiano di qualità – spiega in dettaglio una nota stampa distribuita all’incontro – sarà accompagnato da indici periodici elaborati e sviluppati sul complesso della programmazione". Il secondo Report consentirà letture più generali dei dati, analisi per tipologie di programmi e comparazioni con i diversi pubblici di riferimento. "Uno specifico focus periodico riguarderà il monitoraggio della programmazione per i minori". E un indice specifico riguarderà "il giudizio della popolazione Internet su ciò che la Rai diffonde attraverso i suoi portali web e sulle modalità della diffusione". La Rai dovrà poi assegnare a uno o più istituti esterni le attività operative per la realizzazione di un sistema di misurazione degli obiettivi di programmazione e della qualità dell’offerta.

Quali dunque le proposte del Consiglio Nazionale degli Utenti? Per il presidente Luca Borgomeo queste si articolano su tre punti: definizione del Codice, applicazione e verifica. La prima prevede la definizione di un Codice Media e Minori che fissi principi generali e si articoli sulle quattro sezioni TV, Internet, video-telefonia e videogiochi. L’applicazione prevede un’autocertificazione da parte degli operatori. La terza riguarda la verifica dell’applicazione del Codice attraverso un Comitato di Garanti al quale siano sottoposti i prodotti per i quali sia arrivata una richiesta di verifica da parte di istituzioni, associazioni o singoli utenti. In questo caso, si dovrebbero prevedere sanzioni che abbiano effetto deterrente.

Al convegno sono intervenuti il presidente del Censis Giuseppe De Rita, il Presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni Corrado Calabrò, il presidente della Commissione di vigilanza Rai Mario Landolfi e il presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia Anna Maria Serafini. De Rita ha sottolineato la "fibrillazione" derivante dalla "moltiplicazione tecnologica, di mezzi, di messaggi, di contenuti di messaggi, di relazionalità dei messaggi": si tratta della "moltiplicazione dei modi di esercizio della cultura dei media". E dunque "è mia impressione – ha detto – che parole come ‘codice’, ‘autoregolamentazione’ e ‘controllo’ siano poco efficaci". L’altro aspetto sottolineato dal presidente Censis è "l’ambiguità della cultura dominante": "Ho la sensazione – ha commentato – che i nostri figli siano prigionieri di una mediocrità, di un senso di uniformità e passività che porta più alla volgarità, all’indifferenza, alla sensazione di vivere nel peggio". Il "vero problema" diventa non tanto la violenza quanto il "vuoto pneumatico". La questione, ha aggiunto De Rita, è allora "la mancanza di soggetti terzi" fra minori e familiari da un lato e produttori dall’altro. E per il futuro? "Farei un investimento in cultura della terzietà che non sia assoggettata alla paura difensiva delle famiglie o alla spregiudicatezza dei produttori".

Mario Landolfi ha sottolineato come "ciascuno di noi è potenzialmente un produttore di contenuti. Ecco perché il ciclo dei codici e del controllo si sta esaurendo" e "le istituzioni devono creare una consapevolezza nuova rispetto al dato dell’innovazione tecnologica". Per Anna Maria Serafini, che ha ricordato come la Commissione per l’infanzia stia lavorando una indagine conoscitiva su "bambini e media", c’è la necessità di "politiche di media education" che siano adottate all’interno della scuola.

Con i nuovi media esiste l’interattività "però – ha commentato Calabrò – quando si guardano sms, mms e prodotti immessi su internet, per la massima parte sono prodotti di rifiuto o da rifiutare". È dunque fondamentale la qualità. E infatti per Calabrò ci sono due equivoci di fondo. Il primo è che quando si parla di qualità si parli di qualcosa di "vecchio" mentre "la qualità è freschezza, è capacità di giungere all’altro nella maniera più efficace. E in questo caso, non se ne potrà fare a meno". Secondo: "Non è vero che il grande pubblico sia tetragono alla qualità".

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