TLC. Ok del Parlamento Ue alla riforma: informazioni più chiare e maggiore protezione dei dati

Il Parlamento europeo ha approvato oggi a larga maggioranza il pacchetto di riforma per il settore delle telecomunicazioni, facendo passare in prima lettura i 4 rapporti firmati dalla socialista francese Catherine Trautmann, dalla popolare spagnola Pilar Del Castillo, dalla liberale italiana Patrizia Toia e dal popolare britannico Malcolm Harbour.

Le novità principali sostenute dagli europarlamentari sono il diritto al servizio universale, una maggiore informazione per i consumatori e una più efficace protezione dei dati. Attualmente la direttiva sul servizio universale include servizi di telefono pubblico, una direzione per le informazioni e una copertura geografica sufficiente di telefono pubblici a pagamento e di altri punti di accesso telefonico. I deputati chiedono che la Commissione Ue sottoscriva per l’autunno un piano che includa tra i servizi universali anche il telefono mobile e la banda larga. Per quanto riguarda il diritto del consumatore ad essere informato sui prezzi, il Parlamento ha chiesto che tutti i contratti siano chiari e aggiornati sui servizi di emergenza, sulle eventuali restrizioni, sulle modalità di pagamento e sulle possibilità di portabilità del proprio numero di telefono. Gli Stati membri, inoltre, dovranno assicurare l’accesso ai numeri di emergenza come il 112 e il 116, per i minori scomparsi, anche dal cellulare o dal VOIP.

Con il voto di oggi però il Parlamento ha respinto alcune delle proposte più importanti avanzate dalla Commissione, come quella di creare un’Autorità europea per il mercato delle comunicazioni elettroniche. L’europarlamento ha preferito puntare su una struttura più leggera, un organo dei regolatori europei, Bert nell’acronimo inglese, che rafforza l’attuale Gruppo europeo dei regolatori, ma non crea una nuova struttura. Stesso discorso sulla "separazione funzionale" tra la proprietà delle reti e chi offre i servizi. La Commissione voleva mantenere l’ultima parola su queste separazioni, per il Parlamento sono invece i regolatori nazionali che dovranno decidere se usare o meno questo strumento e lo dovranno fare solo in casi eccezionali "per problemi di concorrenza o di difetti importanti e persistenti del mercato". Ora la palla passa al Consiglio Ue, che inizierà a discutere il pacchetto approvato dal Parlamento il prossimo 27 novembre.

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