TLC. Operatori alternativi in audizione all’Agcom

Aiip, Fastweb, Wind, Vodafone, Tiscali, Welcome Italia hanno manifestato oggi nel corso dell’udienza presso l’Autorita’ per le Garanzie nelle Comunicazioni i rischi per la concorrenza e l’innovazione delle telecomunicazioni, derivanti dalle recenti proposte di decisione Agcom sul canone all’ingrosso e sulla realizzazione della rete di nuova generazione. Nel corso dell’audizione sono stati illustrati all’Autorità i maggiori costi derivanti agli operatori dalla proposta di aumenti ULL formulata da Agcom sul prossimo triennio che si andrebbero a sommare all’aumento già accordato nel 2009 dall’Autorità a Telecom Italia.

Sono 1,1 miliardi di euro i maggiori costi che gli operatori sosterranno sui servizi all’ingrosso fino al 2015: si tratterebbe di risorse sottratte alla capacità di investimento degli stessi operatori sulla fibra, e che andrebbero invece ad aumentare la profittabilità della rete in rame, compromettendo irrimediabilmente il quadro competitivo e gli investimenti per lo sviluppo di reti di nuova generazione da parte di tutti gli operatori alternativi, oltreché ostacolare lo sforzo di condivisione che il vice ministro Paolo Romani ha portato avanti in questi mesi con gli operatori di telecomunicazioni.

Gli operatori hanno quindi invitato l’Autorità a riconsiderare le proprie proposte in sede di decisione definitiva.

Inoltre, gli operatori alternativi hanno espresso apprezzamento per la Raccomandazione Europea sulla Next Generation Access Network (NGAN) definita dal Commissario Kroes, di cui auspicano una concreta applicazione in Italia. A questo proposito e’ stato chiesto di confermare in capo a Telecom Italia gli obblighi di unbundling e bitstream della fibra su tutto il territorio nazionale, e sono state illustrate le conseguenze di un quadro sbilanciato a favore dell’operatore dominante che replicherebbe, anche nella fibra, il monopolio del rame.

In particolare, e’ stato sottolineato che in Italia, come gia’ stabilito dalla stessa Autorita’, non ricorre nessuna variazione rispetto all’analisi di mercato conclusa nel 2009 per introdurre la segmentazione geografica dei mercati , che avrebbe il solo effetto di azzerare la competizione nelle aree interessate, ricreando anche nella fibra il monopolio del rame.

In Italia negli ultimi dieci anni gli operatori alternativi hanno investito nel fisso oltre 14 miliardi di euro, ed ogni anno continuano ad investire in questo comparto circa 2 miliardi di euro.

Un cambiamento delle regole in corsa, peraltro sbilanciate a favore dell’operatore dominante, metterebbe a rischio gli investimenti e la concorrenza nel mercato che negli ultimi anni ha originato importanti benefici per i consumatori italiani.
Ricade dunque sul regolatore nazionale una grande responsabilità nelle scelte che si accinge a fare e che avranno effetto sull’assetto concorrenziale del mercato italiano e sulla competitività del Paese rispetto all’Europa.

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