TLC. Portabilità, Agcom ricorre al Consiglio di Stato

"La portabilità del numero è un diritto degli utenti sancito in sede UE e che in Italia stenta ancora a trovare il giusto riconoscimento. L’annullamento della delibera n° 78/08/CIR, che finalmente fissava un limite ragionevole di tempo alle compagnie, dimostra l’insensibilità tuttora esistente in materia di tutela dei consumatori". Così Francesco Luongo, responsabile Dipartimento Nuove Tecnologie e servizi a rete del Movimento Difesa del Cittadino, commenta il ricorso al Consiglio di Stato dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni contro la sentenza del Tar del Lazio che ha bloccato la delibera che indicava il termine di tre giorni per cambiare gestore di telefonia mobile.

Il Consiglio di Stato discuterà il ricorso il prossimo 11 settembre: l’Autorità si è infatti appellata al secondo grado della giustizia amministrativa dopo che il Tar del Lazio, lo scorso giugno, aveva accolto le rimostranze di Vodafone e Telecom Italia sulla delibera del 2008 che, per l’appunto, fissa in massimo tre giorni il termine per il cambio di operatore conservando il proprio numero, "indipendentemente dall’eventuale termine di preavviso per il recesso previsto dal contratto". Il 18 giugno scorso il Tar del Lazio aveva stabilito che il termine di tre giorni è in contraddizione con la legge Bersani, che al terzo comma dell’articolo 1 assicura alle aziende la possibilità di imporre un obbligo di preavviso non superiore ai 30 giorni in caso di trasferimento delle utenze. Secondo il Tar, infatti, non è consentito "all’Amministrazione, e quindi anche all’Autorità, qualunque sia la latitudine dei poteri di cui dispone, sostituire le proprie valutazioni a quelle effettuate dal legislatore".

"Speriamo, quindi, – conclude Luongo – che il ricorso dell’Agcom possa ribaltare una decisione che purtroppo non fa altro che avvantaggiare i comportamenti scorretti degli operatori telefonici".

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