TLC. Regolamento roaming, la Corte UE ha stabilito che è valido

Il regolamento comunitario sul roaming, entrato in vigore per la prima volta il 30 giugno 2007 e rinnovato nel 2009 per essere prorogato fino al 30 giugno 2012, è valido poiché punta effettivamente a migliorare il funzionamento del mercato interno e risponde ai principi di proporzionalità e sussidiarietà.

E’ quanto precisa una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, chiamata in causa dalle Corti di Inghilterra e del Galles, dinanzi alle quali Vodafone, Telefònica O2, T-Mobile e Orange hanno contestato la validità del regolamento. Secondo i quattro operatori di telefonia mobile il legislatore comunitario, fissando i prezzi massimi al dettaglio, avrebbe violato i principi di sussidiarietà e/o di proporzionalità.

I giudici del Lussemburgo hanno rilevato che, prima dell’adozione del regolamento, il livello del prezzo medio di una chiamata in roaming nella Comunità era di 1,15 euro al minuto, cioè 5 volte il costo reale della fornitura del servizio all’ingrosso. E il rapporto tra i costi e i prezzi non era quello che avrebbe dovuto sussistere in mercati pienamente competitivi. Per questo il legislatore comunitario si è trovato di fronte ad una situazione in cui era necessario far scendere i prezzi al dettaglio senza influire su quelli all’ingrosso.

Secondo la Corte i prezzi massimi al dettaglio sono considerati idonei e necessari per proteggere i consumatori contro livelli di prezzo elevati; una regolamentazione dei soli mercati all’ingrosso non avrebbe garantito una riduzione dei prezzi al dettaglio. Dunque un intervento limitato nel tempo su un mercato soggetto alla concorrenza e che consenta di assicurare, nell’immediato, la tutela dei consumatori contro prezzi eccessivi, se non produce conseguenze economiche negative per taluni operatori, si rivela proporzionato rispetto all’obiettivo perseguito.

Riguardo al principio di sussidiarietà, la Corte conclude che, alla luce dell’interdipendenza tra i prezzi al dettaglio e i prezzi all’ingrosso, il legislatore comunitario poteva legittimamente agire a livello comunitario per garantire il funzionamento armonizzato del mercato interno.

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