TLC. Relazione Agcom, i commenti dei Consumatori

Il Presidente dell’Agcom, Corrado Calabrò, ha presentato oggi, presso la Sala della Lupa di Montecitorio, la Relazione annuale dell’Autorità. Ed ecco i primi commenti. "Una relazione dal taglio sociologico, a tratto condivisibile, ma che francamente ci lascia perplessi su alcuni punti, anche relativamente ad alcune banalità sul sistema televisivo, che avrebbe invece la necessità di maggiori denunce rispetto all’asimmetria delle risorse pubblicitarie". E’ quanto dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef che condividono il fatto che il sistema di comunicazione si dovrà basare sulla rete e che si renderanno necessari, e noi lo sosteniamo da tempo, consistenti investimenti per rendere efficace ed efficiente le vie di comunicazione informatica. "Ma, a fronte di ciò, non ci convince l’enfasi espressa relativamente al cosiddetto tavolo Romani".

Secondo i due Presidenti "le soluzioni che si prospettano in quella sede, preconizzano un sistema che porterà inevitabilmente allo scorporo della rete stessa". Soluzione peraltro già sperimentata sino agli anni ’90, che è stata caratterizzata da una gestione burocratica, inefficiente e permeata da forti intromissioni partitiche. Abbiamo sempre sostenuto e sosteniamo tuttora che la rete, anche quella interessata da grandi innovazioni come la larghissima banda, deve esse "in pancia" all’operatore telefonico, ovviamente lasciando il massimo di libertà al suo utilizzo, senza barriere di sorta agli altri operatori. Un sistema in cui si devono anche prevedere agevolazioni di varia natura per portare tale servizio in tutto il Paese, anche nei luoghi meno remunerativi, alla luce del fatto che si deve considerare la comunicazione ed i relativi servizi come Servizio Universale, capace di segnare il passo dello sviluppo economico e socio culturale del nostro Paese. Infine non ci è piaciuta l’affermazione che non bisognerebbe criticare l’intromissione politica nell’ambito dell’Autorità, poiché altrimenti il rimedio sarebbe quello del condizionamento governativo. "Si sappia – concludono Trefiletti e Lannutti – che noi siamo perché non vi sia né l’uno né l’altro, e che non ci sono giustificazioni di sorta per le gravi interferenze che si sono verificate e che potrebbero ripetersi".

Sul fronte dei prezzi, Calabrò ha osservato che la concorrenza nel settore comunicazioni in Italia si è ormai affermata: nell’ultimo anno i prezzi del settore sono diminuiti del 5,4%, proseguendo una dinamica che porta a quasi al 65 punti dal 1997. Per il Codacons è vero che i prezzi stanno finalmente calando, ma molto meno rispetto agli altri Paesi Ue. In termini assoluti, quindi, le tariffe telefoniche italiane continuano ad essere le più care d’Europa. "Ecco perchè – scrive l’Associazione – è indispensabile aumentare ancor di più la concorrenza nel settore, sia consentendo all’Antitrust e all’Agcom di comminare multe che abbiano un reale valore dissuasivo, commisurandole ad esempio al fatturato e all’illecito guadagno ottenuto con pratiche commerciali scorrette, sia rivedendo la legge 2 aprile 2007, n. 40 (la famosa lenzuolata Bersani), che, all’art. 1, aboliva le penali per i consumatori che recedevano dal contratto stipulato con operatori di telefonia. Le penali, infatti, sono rientrate dalla finestra sotto forma di spese giustificate da presunti costi degli operatori, costi in realtà inesistenti. E’ evidente che non ci sarà mai effettiva concorrenza senza una maggiore mobilità del consumatore".

Rispetto, invece, all’assegnazione delle frequenze tv, il Codacons condivide il fatto che le frequenze sono un bene scarso e prezioso e non si può consentire la mano morta delle frequenze. Questo discorso, però, vale sia per le tv locali che per quelle nazionali. L’Associazione dei consumatori chiede, quindi, che sia imposto per tutti un tetto alla repliche, pena la revoca dell’assegnazione della frequenza. Non è possibile, infatti, avere frequenze per molte reti televisive e poi limitarsi a trasmettere solo repliche su repliche. Questo vale tanto per le tv locali, quanto per le reti Mediaset o Rai: La 5, Iris, Mediaset extra, Rai 4, Rai 5, Rai Premium, infatti, trasmettono solo programmi già visti.

"L’idea che ogni 10% di diffusione della banda larga comporti un aumento di un punto di PIL e circa 30 miliardi all’anno di risparmio nel bilancio dello Stato grazie al telelavoro, e-learning, e-government, e-health è pienamente condivisibile e merita di essere sostenuta". E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), commentando positivamente la relazione annuale dell’Agcom. "E’ assolutamente indispensabile – prosegue Dona – sviluppare le nuove reti ultraveloci di comunicazione: gli operatori non possono stare a guardare ma devono investire in tali strumenti con l’auspicio che anche la Cassa Depositi e Prestiti possa dare un contributo significativo per realizzare la piena informatizzazione del Paese, non solo riducendo il digital divide -conclude il Segretario generale- ma promuovendo gli investimenti nell’alta velocità trasmissiva".

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