TLC. Relazione Ue: due terzi del tempo trasmesso dalle emittenti Tv dell’Ue è “made in Europe”

Oltre il 63% del tempo di programmazione delle emittenti televisive europee è dedicato a opere europee e oltre il 36% a opere di produttori europei indipendenti. Sono i nuovi dati emersi dall’ottava relazione, adottata oggi dalla Commissione europea, sul’efficacia delle norme UE sulla promozione delle opere europee, relativa al periodo 2005-2006.

Il tempo medio di trasmissione delle opere europee nell’Ue a 25 è aumentato dal 63,52% nel 2005 al 65,05% nel 2006; a medio termine (2003-2006), la radiodiffusione televisiva di opere europee si è stabilizzata al di sopra del 63%. I tempi medi di trasmissione variano tra il 47,31% della Slovenia e l’81,14% della Danimarca nel 2005 e tra il 45,44% della Svezia e l’81,07% della Polonia nel 2006. La percentuale di opere di produttori indipendenti trasmesse su tutti i canali europei in tutti gli Stati membri è passata dal 36,44% nel 2005 al 37,59% nel 2006, ben al di sopra del 10% previsto nella direttiva "Televisione senza frontiere". Si tratta di un aumento della trasmissione in tutta l’Ue di opere europee di produttori indipendenti pari, a medio termine (2003-2006), a 6,2 punti percentuali.

Nel 2005-2006, il tempo di trasmissione di opere europee recenti di produttori indipendenti (vale a dire opere trasmesse entro cinque anni dalla loro produzione) è restato costantemente al di sopra del 25%. Si conferma così la tendenza positiva della programmazione di opere recenti, che ha registrato un aumento di 2,59 punti percentuali nel periodo 2003-2006.

La relazione, che appare ogni due anni e si basa su informazioni fornite dagli Stati membri, controlla la promozione delle opere europee sui canali televisivi europei nel quadro della direttiva "Televisione senza frontiere". Per la prima volta il documento analizza approfonditamente le emittenti dei nuovi Stati membri della UE-10 e mostra che il contenuto dei loro programmi è altrettanto europeo quanto quello rilevato nella UE-15. I dati di oggi mettono in luce l’impatto degli articoli 4 e 5 della direttiva "Televisione senza frontiere" che mirano a promuovere la diffusione di opere europee, comprese quelle create da produttori indipendenti dalle emittenti televisive. La Commissione Ue ha proposto tali misure nel 1989 affinché i vantaggi del mercato unico giungessero sia ai telespettatori (in termini di scelta più ampia) che alle emittenti e ai produttori (in termini di un pubblico più numeroso per i programmi europei). La nuova direttiva sui servizi di media audiovisivi (SMA), entrata in vigore il 19 dicembre 2007, non ha apportato modifiche agli articoli 4 e 5, che continuano ad applicarsi ai servizi di trasmissione radiotelevisiva.

"I dati di oggi dimostrano la vitalità dell’industria audiovisiva dell’Ue e l’impegno di tutti gli Stati membri (vecchi e nuovi) a favore della diversità culturale. Con l’applicazione della direttiva "Televisione senza frontiere", la UE e gli Stati membri dimostrano il proprio impegno a favore della diversità culturale, promossa dalla forte presenza di trasmissioni europee sui canali europei." ha dichiarato Viviane Reding, commissario per la Società dell’informazione e media. "Naturalmente, la nostra industria audiovisiva dovrà proseguire gli sforzi nel quadro della nuova direttiva sui servizi di media audiovisivi del 2007 e offrire contenuti europei ricchi e innovativi per l’introduzione di nuovi servizi come la televisione mobile o i servizi di video on demand, che a loro volta possono rappresentare uno stimolo per i contenuti e la cultura europei in generale."

Per consultare il testo della relazione cliccare qui

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