TLC. Reti nuova generazione, Adiconsum chiede vendita all’asta anche per le frequenze televisive

Sono giorni importanti per il futuro digitale dell’Italia. Ieri presso il Dipartimento Comunicazioni del ministero dello Sviluppo Economico, sono state aperte le offerte economiche presentate da Telecom Italia, Vodafone, Wind e H3G, per l’utilizzo delle frequenze 4G (la banda ultralarga 800, 1800, 2000, 2600). Ed oggi si aprirà l’asta per l’assegnazione. Ci sono, poi, altre 6 frequenze che verranno assegnate ad altrettante emittenti televisive digitali. Queste ultime non verranno messe all’asta, ma saranno assegnate con un’altra modalità.

Su questo punto Adiconsum è critica. "Mentre le concessioni alla telefonia mobile vengono assegnata attraverso un’asta a rialzo fra le aziende (Telecom, Wind, Vodafone e H3g), attualmente in corso – dichiara Pietro Giordano Segretario Generale di Adiconsum – Quelle per i programmi televisivi vengono invece regalate attraverso il "beauty contest", una modalità che valuta i progetti editoriali ed assegna le frequenze ai migliori (i soliti noti). Tale atteggiamento è inspiegabile – continua Giordano – ed inconcepibile in un Paese che ha bisogno di coprire l’enorme debito pubblico. Nel resto d’Europa le frequenze sono un bene pubblico ed il loro utilizzo viene sempre pagato dalle aziende che le utilizzano, garantendo un alto reddito allo stato e quindi ai cittadini. In questo periodo di crisi e con la necessità di manovre economiche pesanti e dolorose per i consumatori è impensabile, come si è scelto di fare in Italia, regalare frequenze televisive che potrebbero garantire diversi miliardi di euro".

Secondo Adiconsum è "indispensabile che il Parlamento approvi gli emendamenti alla manovra economica che prevedono l’abolizione del "beauty contest" proponendo di introdurre il metodo dell’ asta anche per la televisione nazionale, il cosiddetto dividendo interno. Se ne ricaverebbe non meno di un miliardo di euro, o forse anche due, tenuto conto dei rialzi".

"Le frequenze – conclude Giordano – sono un bene pubblico e devono essere assegnate senza discriminazioni a vantaggio dei cittadini e non di aziende televisive private di qualsiasi proprietà siano, che ne usufruiranno gratuitamente facendo al contempo raccolta pubblicitaria".

 

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