TLC. Reti nuova generazione, Catricalà: “Servono investimenti per 10 miliardi”

Il problema fondamentale per lo sviluppo delle reti di comunicazione di nuova generazione "risiede nell’entità molto elevata degli investimenti necessari": le cifre "più attendibili" per l’Italia "si aggirano attorno ai 10 miliardi di euro". È quanto ha detto oggi il presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato Antonio Catricalà nell’audizione alla Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’assetto e sulle prospettive delle nuove reti del sistema delle comunicazioni elettroniche. E in riferimento allo sviluppo delle reti wireless e alla gestione delle frequenze, l’Autorità ha ipotizzato l’attivazione di "una sorta di ‘borsa delle frequenze’, che potrebbe avere come esito ultimo una distribuzione più efficiente di queste risorse, le quali non dovrebbero mai restare inutilizzate".

Le reti di nuova generazione – in inglese NGN, Next Generation Network – sono quelle che usano il protocollo internet per la trasmissione di tutte le informazioni, dati audio e video, che sono racchiuse in pacchetti i quali transitano tutti sulla stessa rete utilizzando la banda larga."I servizi oggi offerti su piattaforme diverse (rete fissa, mobile e broadcast) saranno in futuro veicolati sull’unica medesima piattaforma: non ci saranno più differenze tra reti fisse e mobili. In concreto – ha detto in audizione l’Antitrust – le potenzialità applicative saranno molteplici e non ancora del tutto prevedibili: dalla telemedicina, all’informazione sulla mobilità, al controllo sull’inquinamento, ai servizi commerciali interattivi, ai servizi di comunicazione tra amministrazione e cittadini".

La realizzazione di tali tecnologie "può essere l’occasione – ha detto Catricalà – per superare il problema del digital divide che affligge il nostro Paese", che secondo dati della Commissione europea è tre punti percentuali sotto la media Ue per quanto riguarda il tasso di penetrazione della banda larga e al terz’ultimo posto fra i migliori 25 paesi del mondo. Sulle arterie telematiche passerà soprattutto informazione e dunque, spiega l’Antitrust, il potenziamento delle dinamiche competitive aumenterà la "concreta possibilità di veicolare più idee tra loro diverse".

Ma c’è la questione degli investimenti necessari per la realizzazione delle reti di nuova generazione."Non v’è dubbio, infatti – ha detto Catricalà – che il problema fondamentale del loro sviluppo risieda nell’entità molto elevata degli investimenti necessari. Le cifre più attendibili per ciò che concerne il nostro Paese si aggirano attorno ai 10 miliardi di euro. La realizzazione di tali nuove reti comporta, infatti, dal punto di vista tecnico un up-grading delle infrastrutture esistenti volto a consentire una velocità di connessione che vada ben oltre i 20 Mbit/s (le NGN saranno in grado di raggiungere i 100 Mbit/s) e che possa essere fruita anche indipendentemente dalle congestioni di traffico, che caratterizzano gli attuali collegamenti in ADSL. Allo stato attuale delle tecnologie le più alte velocità di connessione possono essere garantite dalla realizzazione di collegamenti in fibra ottica sia per le grandi reti (c.d. dorsali), sia per le reti più remote (di accesso) che raggiungono la singola abitazione".

L’altro tema chiamato in causa riguarda il fatto che la transizione verso le nuove reti "non può passare unicamente per il potenziamento delle reti fisse, ma deve consentire anche il più ampio sviluppo di quelle senza fili, secondo le tecniche WIMAX e UMTS (High Speed Wireless Broadband) che attualmente consentono una connessione a banda larga".

Lo sviluppo delle tecnologie wireless è condizionato dalla gestione delle frequenze, ha rilevato l’Antitrust evidenziando i problemi presenti nel panorama italiano e l’orientamento della Commissione europeo volto a un "approccio orientato al mercato" nella gestione dello spettro delle frequenze. "Si può auspicare – ha detto Catricalà – che venga introdotta nel nostro Paese, anche in anticipo rispetto a quanto sarà stabilito in sede comunitaria, la possibilità di commerciare liberamente i diritti d’uso sulle frequenze, come tali". E ferma restando la natura pubblica dei beni e il controllo pubblico, andrebbero rimosse le restrizioni allo scambio e all’uso delle frequenze: "In questo modo – conclude l’Antitrust – si potrebbe attivare un sistema di scambi, una sorta di ‘borsa delle frequenze’, che potrebbe avere come esito ultimo una distribuzione più efficiente di queste risorse, le quali non dovrebbero mai restare inutilizzate".

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