TLC. SIAE, settimana di sciopero a sostegno del diritto d’autore

BRUXELLES. Una settimana senza film, teatro, musica. E’ la conseguenza di una decisione presa a Bruxelles in occasione del primo ”Copyright Summit” che ha riunito le oltre 200 Società d’Autore di tutto il mondo. Gli autori italiani hanno richiesto alla Siae di indire una settimana di sciopero dello spettacolo per sollecitare l’attenzione del Governo italiano e delle istituzioni internazionali alla tutela del diritto d’autore, che oggi viene minacciato da tentativi di esproprio nel nome del libero accesso alla cultura.

Jan Figel, commissario Ue all’educazione e alla cultura, ha portato la solidarietà dell’euroesecutivo. ”La cultura non è un lusso, è una necessità per un Paese civile, e deve quindi ricevere un’attenzione particolare dalle istituzioni europee”, ha detto il commissario.

Gli autori italiani hanno spiegato le ragioni della loro richiesta al presidente Giorgio Assumma, presente al summit a capo della delegazione italiana, di cui hanno fatto parte i due premi oscar Nicola Piovani e Vittorio Storaro, gli autori radiotelevisivi Biagio Proietti e Carla Vistarini e il direttore generale della Siae Angelo Della Valle. ”Non c’è in Italia attenzione ai diritti degli autori- ha dichiarato Assumma- gli autori hanno ragione da vendere. Nel nostro Paese le forze politiche hanno scarsa considerazione del diritto d’autore, quando talvolta non prendono posizioni inaccettabili, quasi a voler cancellare quello che la legge definisce come un vero e proprio diritto del lavoro".

Tra gli esempi fatti, quello delle tecnologie digitali, rispetto alle quali si ritiene che ogni utilizzo di contenuti artistici (musiche, film, immagini e altro) debba essere gratuito, senza alcuna remunerazione per autori, editori o produttori, mentre l’industria tecnologica – ha rilevato l’assemblea – ricava enormi profitti proprio dalla diffusione dei contenuti culturali e artistici. Considerare il diritto d’autore uno strumento superato, incitare al downloading ”selvaggio”, equivale a espropriare di fatto gli autori del loro lavoro e a deprimere tutta l’industria dei contenuti.

 

 

 

 

 

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