TLC. Tassa concessione governativa, botta e risposta Opposizione-Governo

La tassa di concessione governativa pagata dagli utenti per gli abbonamenti pubblici e privati dei cellulari dopo l’entrata in vigore del nuovo codice delle comunicazioni elettroniche del 2003 è illegittima o no? E’ questa la questione che da qualche mese le Associazioni dei consumatori pongono al Governo.

Si è mossa anche l’Opposizione. Il 5 aprile il deputato Alberto Fluvi (PD) ha presentato alla Camera un’interrogazione parlamentare in cui si legge: "il nuovo codice delle comunicazioni elettroniche del 2003 ha apportato al settore rilevanti innovazioni, nell’ambito di un processo di privatizzazione che ha avuto come principale conseguenza il passaggio dalla concessione – che come noto è un atto amministrativo emanato nell’ambito di un rapporto pubblicistico, con una posizione di preminenza della pubblica amministrazione sui privati – al contratto, cioè ad uno strumento di diritto privato il quale presuppone una posizione di parità tra i contraenti". "Il codice delle comunicazioni elettroniche – continua l’interrogazione – sembrerebbe, pertanto, abrogare implicitamente tutta la normativa basata sul presupposto di un rapporto concessionario di tipo pubblicistico".

Fluvi ha poi fatto riferimento alla sentenza del 15 febbraio 2011, n. 37 emessa dalla sezione 1° della commissione tributaria regionale di Perugia, che ha dichiarato non dovuta la tassa di concessione governativa in relazione all’impiego di apparecchiature terminali per il servizio pubblico terrestre di telecomunicazioni.

Il Governo ha risposto che, secondo l’Agenzia delle Entrate "il decreto legislativo n. 259 del 2003 (che ha introdotto il nuovo codice delle comunicazioni) non ha operato alcuna abrogazione del regolamento del 1990 che, pertanto, deve ritenersi ancora in vigore". "Il rilascio all’utente di tale documento, che sostituisce la licenza di stazione radio, realizza, quindi, il presupposto impositivo di applicazione della tassa sulle concessioni dovuta ai sensi dell’articolo 21 della tariffa allegata al decreto del Presidente della Repubblica n. 641 del 1972. L’Agenzia ritiene, pertanto, che la tassa sulle concessioni governative sia dovuta nelle ipotesi in cui venga rilasciato all’utente il documento attestante la sua condizione di abbonato".

Fluvi ha ribadito che la tesi sostenuta dall’Agenzia delle Entrate non può darsi per scontata. Secondo Fluvi questa tesi è da ricondurre al timore di dover rimborsare ai contribuenti gli importi relativi alle tasse di concessione governativa versate a partire dall’entrata in vigore del decreto legislativo n. 259 del 2003. Il deputato del PD invita il Governo ad approfondire la questione.

 

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