TLC. Telecom, Altroconsumo: “Agcom debole e in ritardo”

L’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni è in ritardo nella vicenda Telecom, non ha mai convocato una consultazione pubblica per definire gli aspetti regolatori nella separazione funzionale della rete telefonica, come invece annunciato con le fanfare sul proprio sito internet il 22 febbraio scorso, e non ha la forza per imporre la regole del gioco a tutela degli interessi diffusi di tutti i consumatori e del Paese. E’ quanto commenta Altroconsumo in merito alle dichiarazioni del presidente dell’Agcom Corrado Calabrò, sulla necessità di scorporo della rete Telecom e sulla realizzazione di questa operazione. In un’intervista sul Corriere della Sera Calabrò dice che un decreto per la separazione sarebbe un’operazione contro il mercato e le regole comunitarie.

La consultazione pubblica era stata annunciata per la seconda metà del marzo scorsa, ma ad oggi, nessuna consultazione pubblica: i consumatori, ancora una volta, sono stati ignorati. Per l’associazione l’Authority ha sulla carta le leve per garantire trasparenza e concorrenza nel mercato della telefonia; sarebbe dovuta intervenire puntualmente affinché l’ex-monopolista, Telecom, non fagocitasse il mercato sfruttando la sua funzione di operatore all’ingrosso sugli altri operatori, mantenendo elevatissime quote di mercato al dettaglio nel fisso e ancora più nella banda larga, a danno dei concorrenti e dei consumatori finali.

Per Altroconsumo il modello Openreach potrebbe non essere la soluzione, proprio per la debolezza storica dell’Agcom, lontana anni luce dalla sua omologa del Regno Unito, che gestisce e garantisce per l’attività di Openreach. Esiste il modello innovativo One network, che prevede la compartecipazione di vari operatori nella gestione della rete sotto il controllo dell’AGCOM. Un esperimento interessante che prevederebbe degli investimenti di ammodernamento sulla rete, con benefici diretti per i gestori (tutti gli operatori, non il solito fortunato di turno) nell’interesse dello sviluppo del Paese. La rete, dal punto di vista tecnologico è vecchia: l’Italia rischia a breve il gap tecnologico rispetto agli altri Paesi europei.

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