TLC. Telemarketing, il paradosso di chi non è sugli elenchi

Quella del telemarketing sembra ormai una storia infinita. Per ricostruire i fatti bisogna andare abbastanza indietro nel tempo, al 2008, quando sono scattati i primi interventi del Garante della Privacy che hanno vietato alle società specializzate nella creazione e vendita di banche dati di raccogliere e usare i dati personali di milioni di utenti senza il loro consenso. Ci sono state poi varie sanzioni dell’Antitrust finché non è intervenuta la Commissione Europea con una serie di avvertimenti all’Italia sulle infrazioni alla direttiva comunitaria sulla privacy nelle comunicazioni elettroniche: la direttiva prevede che gli abbonati possano decidere sulla pubblicizzazione dei loro dati personali, e che gli Stati membri garantiscano queste decisioni in forma gratuita.

Ma il Governo italiano prima ha dato il via libera, con il Milleproroghe del 2008, all’utilizzo promozionale di dati personali sino al 31 dicembre 2009, poi ha approvato nel Consiglio dei Ministri del 16 aprile 2010, il regolamento che ha introdotto il Registro delle Opposizioni, proposto dall’allora Ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola.

E così, il 1° febbraio 2011, sono entrate in vigore le nuove regole sul telemarketing secondo cui gli abbonati che non desiderano ricevere telefonate pubblicitarie devono iscriversi al Registro delle Opposizioni, gestito dalla Fondazione Ugo Bordoni.

Le Associazioni dei consumatori hanno subito individuato le criticità di questo Registro, chiedendo che invece dell’opt-out fosse introdotto l’opt-in: si iscrivono al Registro solo gli utenti che vogliono dare il consenso per il trattamento dei propri dati. Ma i Consumatori non sono stati ascoltati.

C’è stata poi la storia dello spot realizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico sul registro delle opposizioni e mandato in onda in tv: secondo Federconsumatori e Adusbef lo spot era una vera e propria istigazione ad essere molestati dal telemarketing; le Associazioni ne hanno chiesto l’immediato ritiro.

Inoltre a più di tre mesi dall’attivazione del Registro delle Opposizioni, il bilancio dell’attività risulta negativo: difficoltà nell’iscrizione, impossibilità d’iscrizione al Registro da parte di chi non è presente nelle pagine bianche e la possibilità per le aziende di utilizzare altri elenchi ai quali il consumatore ha fornito la propria autorizzazione, molte volte inconsapevolmente.

Oggi arriva una nuova denuncia da parte di Federconsumatori che continua a ricevere numerosissime lamentele di utenti molestati dal telemarketing. Il nuovo intoppo è questo: per alcuni consumatori è stato impossibile iscriversi al Registro delle opposizioni, poiché in passato si erano cancellati dagli elenchi telefonici. E’ un paradosso: i cittadini che per non essere disturbati si sono cancellati dagli elenchi, sono proprio i più penalizzati. Federconsumatori spiega che questi utenti, quando tentano di iscriversi al registro vedono apparire sul monitor il seguente avviso: "Non è possibile procedere con l’operazione richiesta in quanto la numerazione non risulta presente negli elenchi pubblici aggiornati: si ricorda che il servizio è riservato agli abbonati che hanno dato il consenso all’inserimento della propria utenza telefonica negli elenchi pubblici".

"E’ una vera assurdità – scrive l’Associazione dei consumatori – in questo modo chi già dal primo momento aveva manifestato la propria volontà a non essere disturbato, oggi si trova ad essere il bersaglio dell’attività di telemarketing senza, peraltro, potervi porre rimedio. Da mesi chiediamo al Governo ed alla fondazione che gestisce il Registro di porre rimedio a questa gravissima lacuna, che troviamo inaccettabile. Intanto le sedi di Federconsumatori stanno raccogliendo le segnalazioni di tutti gli utenti che si trovano in questa situazione e che non riescono ad iscriversi al Registro, e si stanno studiando eventuali modalità di intervento qualora chi di dovere non dovesse risolvere questo gravissimo problema.

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