TRASPORTI. Arenaways sfida Trenitalia: da settembre sedici nuovi treni tra Torino e Milano

Altro che alta velocità: la vera battaglia con Trenitalia va combattuta nel vastissimo mercato dei pendolari dove il malcontento è tanto e dove può essere relativamente semplice attrarre nuovi clienti. A questo devono aver pensato gli uomini di Arenaways, il nuovo operatore ferroviario nato ad Alessandria con capitale interamente privato, quando hanno deciso di sfidare, dal settembre prossimo, il monopolio di Trenitalia su una delle tratte più battute da chi si muove in treno per studio o lavoro.

Già attiva nel trasporto merci e su alcuni servizi internazionali per il Nord Europa, la compagnia attiverà una nuova linea ad anello con sedici corse al giorno tra Torino, Milano, Novara ed Alessandria e punterà tutto su un nuovo modo di intendere il viaggiare quotidianamente: il tempo di percorrenza sarà di un’ora e 35 minuti (più che l’alta velocità e meno che un treno tradizionale), il costo sarà quello degli attuali regionali ma il servizio promette di essere più puntuale e confortevole con biglietti elettronici a ricarica come le schede telefoniche, assistenza clienti a bordo e possibilità di prenotare tramite abbonamento per l’intero anno un determinato posto.

L’obiettivo dichiarato è quello di trasformare i pendolari da semplici viaggiatori a clienti da corteggiare, sfatando il luogo comune secondo il quale è impossibile guadagnare su questo tipo di trasporti: non a caso quindi Arenaways prevede di andare in pareggio in soli tre anni dopo un investimento iniziale di 50 milioni. Ma da che cosa nasce tanto ottimismo? "Il mercato ci ha già dimostrato che se si fa bene si viene premiati – spiega Giuseppe Arena, fondatore e amministratore delegato, che ha riversato nell’azienda la sua lunga esperienza alle Ferrovie dello Stato – ma sicuramente non siamo nati solo per servire la tratta Torino-Milano e se l’operazione andrà bene penseremo ad espanderci, sempre però nel settore della media-lunga percorrenza". E chiosa: "Noi ragioniamo al contrario rispetto a Moretti. E a che cosa serve l’alta velocità se nessuno porta più le persone nelle stazioni da dove questa parte?".

di Francesca Nacini

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