TRASPORTI. Auto, Corte Ue condanna Italia per legge rottamazione del 2003

BRUXELLES. La Corte di giustizia europea ha condannato l’Italia per aver trasposto in maniera inadeguata la direttiva europea (2000/53/CE), relativa ai veicoli fuori uso nella legislazione nazionale. Anche se il decreto legislativo del 2003 (Dlgs 209/03) contestato da Bruxelles è già sorpassato dal nuovo decreto del 2006 ma, piega un comunicato della Corte, "l’esistenza di un inadempimento deve essere valutata in relazione alla situazione dello Stato membro quale si presentava alla scadenza del termine stabilito dal parere motivato" e la Corte "non puo’ tenere conto dei mutamenti successivi".

La Commissione ha dunque chiesto che l’Italia fosse condannata per:

  • non aver previsto, per quanto riguarda i veicoli a motore a tre ruote, disposizioni volte ad assicurare che gli operatori economici istituiscano sistemi di raccolta di tutti i veicoli fuori uso e, nella misura in cui ciò sia tecnicamente fattibile, delle parti usate allo stato di rifiuto, asportate al momento della riparazione di veicoli, e ad assicurare un’adeguata presenza di centri di raccolta sul territorio nazionale;
  • non aver istituito sistemi di raccolta, non appena ciò sia tecnicamente fattibile, delle parti usate allo stato di rifiuto e asportate al momento della riparazione dei veicoli;
  • non avere fornito informazioni alla Commissione e agli altri Stati membri sulle ragioni che l’hanno portata ad avvalersi della possibilità di deroga parziale – prevista dalla direttiva – agli obblighi di reimpiego e recupero e di reimpiego e riciclaggio per i veicoli prodotti anteriormente al 1° gennaio 1980;
  • aver omesso di specificare che le informazioni per la demolizione, lo stoccaggio e la verifica da fornire da parte dei produttori di veicoli e componenti devono corrispondere a quanto richiesto dagli impianti di trattamento. Inoltre, l’art. 10, n. 2, del decreto legislativo n. 209/2003 si riferirebbe erroneamente ai "centri di raccolta" anziché agli "impianti di trattamento autorizzati".

Il caso era iniziato il 19 dicembre del 2003 quando in una lettera di diffida all’Italia la Commissione aveva rilevato che il decreto italiano del 2003, che recepiva le disposizioni della direttiva europea sulla rottamazione del 2000, non era conforme alle indicazioni. Dopo il consueto scambio di precisazioni, osservazioni e controrepliche tra Roma e Bruxelles il 12 settembre del 2005 l’esecutivo Ue decise di portare il caso davanti ai giudici di Lussemburgo.

Il Governo italiano ha riconosciuto le mancanze ma ha fatto notare che oramai le osservazioni della Commissione erano state accolte nel nuovo decreto legislativo numero 146 del 2006. Troppo tardi per i giudici di Lussemburgo che hanno accolto il ricorso della Commissione e hanno condannato l’Italia alle spese processuali.

Scarica la sentenza della Corte Europea

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