TRASPORTI. C’è danno esistenziale per passeggeri costretti a pernottamento di fortuna

I passeggeri di un traghetto che, per il peggioramento meteorologico, sono costretti ad un pernottamento di fortuna, hanno diritto al risarcimento del danno esistenziale. Si è così espressa la Corte di Cassazione (Sezione Terza Civile n. 3462 del 15 febbraio 2007), chiamata a pronunciarsi sul caso di una gita marittima non andata a buon fine. Nella fattispecie i passeggeri hanno dunque diritto ad ottenere dalla compagnia non solo il maggior costo sostenuto ma anche la liquidazione del danno personale subìto, il cosiddetto danno da vacanza rovinata.

 

Il caso si è così svolto: i passeggeri di un traghetto, imbarcatisi a Peschici (Fg) per una gita di un giorno alle isole Tremiti, a causa del peggioramento delle condizioni climatiche, sono rimasti bloccati sulla nave nel porto di S.Nicola. La compagnia marittima però non ha provveduto a sistemare gli utenti su un altro traghetto in grado di affrontare le condizioni del mare. I gitanti hanno dunque dovuto trascorrere la notte in giacigli di fortuna, allestiti da Carabinieri, Comune e Protezione Civile presso un museo e in una chiesa. In primo grado il Giudice di Pace ha accolto le richieste dei danneggiati, affermando la responsabilità dell'azienda per "i disagi, le traversie, le afflizioni e le allucinanti difficoltà cui furono sottoposti i passeggeri", ravvisando la configurabilità anche del danno esistenziale "inteso come peggioramento della sfera personale determinato da alterazione, ad opera del fatto illecito di un terzo, delle normali attività quotidiane, quali le attività familiari, sociali, di svago, di riposto, di relax, cui ciascun soggetto ha diritto e che incidono nella sfera psichica del soggetto leso in relazione alla diversa sensibilità individuale e struttura della personalità".

 

La compagnia ha proposto ricorso per Cassazione censurando la decisione del Giudice di Pace per difetto di motivazione. La Suprema Corte ha però rigettato il ricorso. "Il Giudice di Bari – ha osservato la Corte – ha correttamente accertato la mancanza di adeguata diligenza nell'adempimento, da parte della società dell'obbligazione contrattuale assunta, nonché la configurabilità nel caso in esame anche di una responsabilità extracontrattuale per la mancata sistemazione dei passeggeri sulla nave di altra compagnia per il rientro". "Tale comportamento – ha affermato la Cassazione – configura violazione dell'obbligo di buona fede oggettiva o correttezza, quale generale principio di solidarietà sociale che trova applicazione in ambito sia contrattuale che extracontrattuale, imponendo al soggetto di mantenere nei rapporti della vita di relazione un comportamento leale (specificantesi in obblighi di informazione e di avviso) nonché volto alla salvaguardia dell'utilità altrui, nei limiti dell'apprezzabile sacrificio".

Comments are closed.