TRASPORTI. Cittadinanzattiva Lazio: vita da pendolari, di sicuro c’è solo il ritardo

Pendolari insoddisfatti: a livello nazionale la situazione fa acqua e si prevedono aumenti per le tariffe del trasporto pubblico. A livello regionale, una fotografia impietosa dello stato in cui versano i trasporti per i pendolari arriva oggi da Cittadinanzattiva Lazio, che ha presentato una valutazione civica dei servizi di trasporto pubblico locale (ferrovie, metro, tram) e dei servizi di igiene urbana a Roma e nel Lazio. Emerge che, nella vita da pendolari, una certezza c’è: quella dei ritardi, che hanno cadenza puntualissima per tutti i viaggiatori diretti a Roma e provenienti da Monterotondo, Viterbo, Ostia Lido, Civitavecchia, Nettuno, Cassino e Latina.

Rileva nello studio Cittadinanzattiva Lazio (che ha effettuato il monitoraggio per tre mesi su sette tratte pendolari e undici stazioni, nonché su tre linee di tram e due linee metro di Roma) che "di puntuale c’è solo il ritardo". "Di particolare disagio – afferma l’associazione – la condizione dei pendolari del treno Latina-Roma Termini che nel 75% dei viaggi partono in ritardo, in media di ben 13 minuti. Poco meglio va ai pendolari di Viterbo, il cui treno già in partenza accusa nel 68% dei casi un ritardo, in media di 6 minuti, e ai pendolari della Nettuno-Roma Termini, in ritardo nel 55% delle partenze, in media di 4 minuti. Se si parte in ritardo, facile immaginare l’arrivo: certi di arrivare tardi (accade nel 94% dei casi!) i pendolari della Roma-Viterbo, che a destinazione accusano un ritardo medio di 9 minuti. Il ritardo medio è perfino maggiore per i pendolari pontini con una media di circa 15 minuti, ma il disservizio si registra "solo" 55 volte su 100".

Non va meglio sul versante dell’affollamento dei treni e del comfort (assente) a bordo. I treni che partono da Roma San Pietro per Civitavecchia risultano i più affollati: sono dichiarati affollatissimi per il 56% e molto affollati per il 30% dei viaggi. Al secondo posto il treno per Viterbo: nel 30% dei casi i pendolari viaggiano in convogli affollatissimi e nel 33% in treni molto affollati. Per quanto riguarda il comfort, sedili danneggiati o inutilizzabili perché usurati, cattivo odore e sporcizia si registrano con maggiore frequenza sulla linea Roma-Nettuno e nelle prime posizioni si piazzano anche i treni diretti a Latina, specialmente per quanto riguarda sedili, finestrini e aria condizionata che non funziona.

Nelle stazioni e sulle banchine, si segnalano negativamente parcheggi e sale di attesa insufficienti, bagni sporchi e sprovvisti di carta igienica, presenza di barriere architettoniche. Sulle banchine dei binari, nel 43% dei casi non funzionano le macchinette obliteratrici e in un caso su due a non funzionare sono i display con le informazioni sui treni.

Altra nota dolente sono i ritardi con i quali vengono annunciati… i ritardi stessi. "Il punto dolente – rileva Cittadinanzattiva Lazio – sono proprio queste comunicazioni, per via di una tempistica a dir poco inadeguata: l’annuncio del treno in ritardo nel 37% è stato fornito a meno di 5 minuti dalla partenza del treno; nel 36% i cittadini sono stati informati entro i 5 minuti; nel 25% la comunicazione è stata data entro 10 minuti e solo nel 2% dei casi con oltre 10 minuti di margine. Nel 25% delle attese i cittadini sono stati informati del cambio binario a meno di 5 minuti dalla partenza del treno, nel 66% entro i 5 minuti, nel 7% entro i 10 minuti e nel 2% con più di 10 minuti di margine".

"La condizione dei pendolari laziali – commenta Giuseppe Scaramuzza, segretario regionale Cittadinanzattiva Lazio – è difficile sotto molteplici punti di vista: manca quella necessaria attenzione per un serio miglioramento delle condizioni di viaggio, alla luce di preoccupanti e perduranti lacune non solo sul versante della qualità e del comfort ma anche delle condizioni di sicurezza. A Roma, inoltre, il tutto è aggravato dalle troppe barriere architettoniche e dai perduranti lavori nel nodo di Roma Termini, con una situazione al limite dell’emergenza. A fronte di tutto ciò, gli strumenti di tutela non appaiono certo adeguati né in sede di tutela individuale che collettiva o stragiudiziale".

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