TRASPORTI. Federconsumatori Abruzzo: Trenitalia, meno treni e budget dissipati

"Abruzzo. Si abbassa il livello del servizio ferroviario: sopressi 6/7 treni in un anno". Così Federconsumatori Abruzzo in un comunicato. L’associazione punta il dito contro Trenitalia sottolineando il disservizio nella Regione e l’incapacità da parte dell’azienda di gestire le risorse pubbliche. "Sembrava impossibile abbassare il livello del servizio ferroviario in Abruzzo – afferma il resp. osservatorio mobilità Federconsumatori Abruzzo, Tino Di Cicco – eppure il nuovo anno smentisce questa ingenua fiducia. Già in questi primi giorni sono stati soppressi vari treni : sei, sette secondo i pendolari, più di quelli che in una regione normale vengono soppressi in un anno intero". E per i pendolari è una "fonte di continua ansia: non possono essere mai sicuri della circolazione del loro treno".

"In questa situazione – continua Di Cicco – ci sembra veramente incomprensibile il silenzio del nostro Assessore ai Trasporti, Tommaso Ginoble: lui è in grado di conoscere la realtà del servizio ferroviario minuto per minuto, ma sembra disinteressato a qualsiasi iniziativa volta a migliorare l’offerta ferroviaria regionale".

Federconsumatori Abruzzo punta anche il dito contro i dirigenti delle Ferrovie dello Stato affermando che "dissipano i budget e i cittadinii pagano". Al centro della polemica dell’associazione il progetto Urmet: una iniziativa decisa agli inizi degli anni 2000, finalizzata alla compilazione dei moduli necessari per la circolazione dei treni.

"Per stampare questi moduli – spiega Federconsumatori – sono stati installati migliaia di computer (terminale SP 960) nelle stazioni dove era prevista l’attivazione dei treni. Questa nuova organizzazione si era resa necessaria dopo la separazione societaria tra la Rete Ferroviaria Italiana (RFI) e la società di trasporto Trenitalia. L’autonomia di Trenitalia da RFI imponeva un’autosufficienza della società di trasporto anche nel rilascio dei moduli di scorta al treno; autonomia che si è pensato di realizzare tramite il progetto Urmet".

"Dopo che per anni sono stati spesi milioni di euro– afferma Di Cicco – per attivare migliaia di terminali e professionalizzare il personale ferroviario per renderlo abile ad utilizzare questi terminali, adesso, i responsabili delle Ferrovie hanno finalmente capito quello che i ferrovieri avevano capito da subito: che il progetto non era in grado di produrre gli effetti sperati, ed è stato perciò abortito".

"A questo punto – conclude il responsabile – sarà necessario investire nuovi ingenti capitali per creare un sistema alternativo al progetto Urmet, sperando che questa volta sia capace di produrre gli effetti previsti".

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