TRASPORTI. Ferrovie, Bruxelles: eliminare concorrenza sleale e incoraggiare servizi di qualità

Il Parlamento Europeo ha appena adottato, in prima lettura, una riforma della legislazione comunitaria del 2001 sulla liberalizzazione dei servizi ferroviari: si incoraggia l’ingresso di nuovi operatori ferroviari nel mercato e si stimola l’offerta di servizi di qualità. Relatrice della riforma è l’europarlamentare italiana Debora Serracchiani che, durante un dibattito di lunedì, ha ricordato che "il sistema ferroviario deve recuperare il ritardo sugli altri mezzi di trasporto. Attualmente, la quota di mercato del trasporto ferroviario di merci nell’UE non supera il 7% ed è limitata all’11-12% per i servizi passeggeri". Per realizzare lo spazio unico europeo ferroviario, è necessario rafforzare le regole sulla concorrenza leale, "in particolare per gli itinerari transfrontalieri", rispettando il diritto di sciopero e la sicurezza del personale.

Ogni Stato membro dovrebbe garantire l’indipendenza e l’imparzialità dell’autorità nazionale di controllo per eliminare le pratiche concorrenziali discriminatorie, per quanto riguarda le tariffe, l’attribuzione dei binari e consentendo l’accesso ai servizi correlati (come la vendita dei biglietti, gli impianti di riparazione e manutenzione, le stazioni e le stazioni di smistamento, ecc.). Secondo i deputati la trasparenza finanziaria e la separazione contabile tra perdite e profitti fra gestori della rete e operatori del trasporto che fanno parte della stessa holding è necessaria per garantire lo sviluppo della rete ferroviaria e assicurare che i fondi pubblici non siano dirottati verso attività commerciali.

Pertanto, il Parlamento chiede alla Commissione europea di presentare prima della fine del 2012 una proposta legislativa sulla separazione totale fra gestione delle infrastrutture e dei servizi di trasporto, oltre che sull’apertura dei mercati nazionali del trasporto ferroviario passeggeri alla libera concorrenza. Il Consiglio adotterà formalmente entro l’inizio del 2012 la sua posizione comune che sarà esaminata dal Parlamento in seconda lettura, da concludersi in 4 mesi.

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