TRASPORTI. Legambiente: 10 anni di Legge Obiettivo. Realizzato solo il 21% delle opere

La Legge Obiettivo avrebbe dovuto rilanciare le infrastrutture e modernizzare l’Italia. A dieci anni di distanza, la metà delle opere previste è ancora ferma alla progettazione o allo studio di fattibilità e mancano all’appello 262 miliardi di euro per la sola realizzazione delle infrastrutture di trasporto. Bilancio in numeri: "L’elenco delle opere prioritarie è la voce che sembra aver avuto più successo: da 196, infatti, le infrastrutture "necessarie" in dieci anni sono diventate 348, divise tra diverse tipologie ma con quelle trasportistiche a far la parte del leone: erano 129, sono ora 198; i costi, ovviamente, hanno seguito la stessa via aumentando (complessivamente) di oltre il 190%, cosicché ad oggi, con oltre metà delle opere ancora in fase di studio di fattibilità, mancano all’appello 262 miliardi di euro per la realizzazione delle sole infrastrutture di trasporto". È quanto afferma Legambiente che, a dieci anni dalla presentazione della Legge 443/2001, nota come Legge Obiettivo, ha presentato oggi un dossier con il bilancio dei risultati.

I numeri citati già dicono che i risultati non sono affatto esaltanti. Si aggiunge anche la dilatazione dei tempi di realizzazione, sui quali non ha avuto impatto positivo la semplificazione delle procedure: "Solo il 21,1% delle opere è stato realizzato (pari però all’8,6% dei costi complessivi), l’11,1% è in cantiere o in gara (pari al 9,8% della spesa), il 16,9% delle opere ha superato la fase di progettazione definitiva, mentre il 50,9% è ancora fermo alla progettazione preliminare o allo studio di fattibilità. L’unico "successo" riguarda la velocizzazione della Procedura di Valutazione di Impatto Ambientale con 76 opere approvate su un totale di 82 quasi a totale beneficio delle autostrade (97,8% di successi). Peccato che poi la maggior parte delle opere si siano impantanate per mancanza di risorse".

La semplificazione ha portato però, afferma Legambiente, a far rientrare nell’elenco delle infrastrutture strategiche interventi molto vari: acquedotti ed elettrodotti, reti di telecomunicazione, le dighe del MOSE a Venezia e l’edilizia pubblica. In particolare, poi, "strade e autostrade rappresentano il 41,3% delle opere (e il 45,1% delle previsioni di spesa), le ferrovie (tra alta velocità, nazionali e urbane) il 14,3% delle opere (e il 33,4% delle previsioni di spesa), le infrastrutture urbane il 21,7 % delle opere e il 12,6 % delle previsioni di spesa".

"Bisogna avviare un ragionamento che tenga conto sia dei cambiamenti avvenuti in questi anni nella domanda di trasporto che delle reali possibilità di intervento – ha dichiarato Edoardo Zanchini, responsabile trasporti Legambiente – Occorre rimettere al centro gli obiettivi e tornare a parlare di trasporti, in modo da capire quali opere siano veramente strategiche, dando priorità alla mobilità sostenibile (metropolitane, tram, treni pendolari, logistica) nelle aree urbane, perché è qui che si concentra la voce di gran lunga prevalente della domanda di trasporto, e perché questo chiedono i 14 milioni di italiani che, secondo il Censis, ogni giorno per motivi di lavoro e di studio e si muovono in auto, treno o in autobus sovraffollati per raggiungere le aree urbane".

Altro elemento sottolineato da Legambiente: è necessario privilegiare la certezza della realizzazione delle opere. Ancora: "Il terzo spunto riguarda la creazione di un’Authority per il settore dei trasporti che guidi e controlli tutto il sistema nella prospettiva di una progressiva liberalizzazione, a partire dal settore del trasporto ferroviario, agendo come garante nei confronti degli utenti dei servizi di trasporto, nel controllare tariffe e investimenti autostradali".

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