TRASPORTI. Legambiente: “Rilanciare il trasporto ferroviario pendolare”

"Rilanciare il trasporto ferroviario pendolare e trasformare il ‘Piano delle priorità infrastrutturali’ del Ministero dei Lavori Pubblici, privo di strategie per i trasporti". Queste, in estrema sintesi, le priorità individuate nel corso dell’assemblea nazionale dei pendolari svoltasi che si è tenuto a Bologna.

Un appuntamento organizzato da Legambiente in occasione della nuova campagna nazionale Pendolaria dedicata ai viaggiatori ferroviari di tutti i giorni, e realizzata con il prezioso contributo degli oltre 50 comitati pendolari arrivati a Bologna da tutta Italia e agli oltre 100 comitati che hanno aderito inviando un messaggio a Legambiente.

"Ogni giorno oltre un milione e seicentomila persone salgono sui treni per raggiungere scuole, università, posti di lavoro – dichiara Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente – Questi numeri in costante crescita da un decennio raccontano solo in parte una realtà che si articola nelle principali aree metropolitane italiane ma che è accomunata da uguali problemi e bisogni. Eppure l’anomalia italiana nel panorama europeo è che il tema del trasporto ferroviario pendolare semplicemente non riesce a trovare uno spazio nel confronto sulle politiche della mobilità a livello nazionale e regionale".

Dare una prospettiva alla crescita del trasporto ferroviario pendolare nelle principali città italiane è dunque una grande questione nazionale. A parlarne,tra gli altri, erano Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente, Anna Donati, presidente della Commissione Lavori Pubblici del Senato; Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati, Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente e Edoardo Zanchini, responsabile Trasporti e Infrastrutture dell’associazione ambientalista.

A dirlo sono anche i numeri: il bacino della domanda è 8 volte superiore a quello che ogni giorno si sposta sui treni a percorrenza nazionale (un milione e seicentomila contro 200mila circa), può ambire a togliere una quota rilevantissima di spostamenti che oggi avvengono in automobile nelle aree metropolitane italiane. Merita dunque almeno altrettanta attenzione di chi si muove sui treni Eurostar, su un Tir o in auto. Invece le risorse per il servizio ferroviario regionale sono sempre quelle del 2000 – neanche aggiornate al tasso di inflazione – a fronte di una domanda in costante crescita. L’intero ammontare dei contratti di servizio tra le Regioni italiane e Trenitalia è pari a 1,4 miliardi di Euro, ossia meno di qualunque delle decine di autostrade che si vorrebbero costruire nel nostro Paese.

Una conferma che è arrivata anche dal ministro Di Pietro che con il suo "Piano delle priorità infrastrutturali", individua in 5 anni investimenti infrastrutturali per realizzare 50-60 miliardi di opere grosso modo così individuate: Brebemi, Passante autostradale di Bologna, Corridoio Tirrenico, Pedemontana Lombarda solo per citare le più note, il completamento dell’Alta Velocità Torino-Napoli e l’estensione verso Bari, Lione, Venezia.

"Nella Finanziaria 2007 l’attenzione nei confronti del trasporto su strada si può leggere anche nei 520 milioni di Euro che nel 2007 andranno all’autotrasporto (erano 475 nel 2006), – critica aspramente Della Seta – e il Piano infrastrutturale non presenta alcuna strategia dei trasporti; per Bologna non si mette nemmeno in discussione il passante autostradale e si inscena un balletto un po’ grottesco sulle risorse da destinare per la metropolitana. Le aree urbane sono citate per alcune linee metropolitane (a Roma e Milano) e la parola pendolari non esiste. E’ indispensabile che il confronto all’interno dell’Esecutivo e nella maggioranza porti ad una modifica sostanziale di questa impostazione, che lascerebbe sostanzialmente intatta l’ispirazine della Legge Obiettivo del precedente governo".

Un’impostazione che ignora la domanda degli spostamenti delle persone in Italia, concentrata per oltre l’80% nelle città. E che ignora anche come i 100 milioni di Euro l’anno nel prossimo triennio (Finanziaria 2007) destinanti al trasporto pubblico locale siano poche briciole rispetto agli altri investimenti nel settore dei trasporti.

"Paradossalmente il problema del trasporto pendolare – ha spiegato Edoardo Zanchini, responsabile Trasporti e Infrastrutture di Legambiente – è che spesso alcuni interventi che potrebbero migliorare significativamente il servizio costano troppo poco, muovono tecnologie di gestione delle reti invece che calcestruzzo, presuppongono l’acquisto di treni invece che di asfalto. E poi si realizzano nelle città, sono gestiti da RFI e quindi molto meno appetibili per concessionari e general contractor che guadagnano dalla gestione diretta dei cantieri. Per cambiare l’approccio alle politiche dei trasporti occorre ragionare di obiettivi legati agli investimenti e di qualità del servizio offerto sulla rete ferroviaria".

"A questo proposito, – rilancia Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati – propongo la formazione di un Osservatorio interparlamentare tra Camera e Senato per i pendolari, che coordini e monitori la pianificazione degli interventi e indirizzi gli investimenti sui nodi urbani".

Le Regioni – sottolineano gli ambientalisti – che ogni inverno protestano con Trenitalia per la qualità del servizio, sono le stesse che come priorità di investimento hanno chiesto solo autostrade e collegamenti ferroviari ad Alta Velocità, mentre le promesse di miglioramento del trasporto ferroviario pendolare che Governatori e Assessori regionali annunciano periodicamente non si risolvono quasi mai in una contrattazione rigorosa e dura con le Ferrovie.Naturalmente, sull’attuale arretratezza e inefficienza del trasporto ferroviario regionale pesa anche la scelta di questi anni dei vertici FS di puntare soprattutto sulle linee ad Alta Velocità, tanto che nel denunciare il "buco" di circa 6 miliardi di Euro si insiste nel volerne destinare 3,5 miliardi per l’Alta Velocità, solo 1,4 miliardi per la rete convenzionale, 500 milioni di Euro per le convenzioni, 700 milioni di Euro per la ricapitalizzazione di Trenitalia.

"Treni sovraffollati, ritardi, carrozze vecchie e sporche, orari che non coincidono con necessità di spostamento e con autobus locali, biglietti diversi e nelle stazioni servizi inefficienti, mancanza di parcheggi. – conclude il presidente nazionale di Legambiente – Sono questi i problemi che lamentano i cittadini che ogni mattina scelgono il treno per muoversi. Rispondere a queste domande, è un dovere di chi governa questo Paese. L’agenda politica nazionale e le strategie dei trasporti se ne devono occupare. Non farlo significa condannare le città italiane a uno stato di inquinamento e di congestione per i prossimi decenni, relegare i cittadini pendolari a un destino di sopravvivenza quotidiana tra disservizi e ritardi".

 

 

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