TRASPORTI. L’igiene sui treni non è collegata ai cani. L’ANMVI scrive al Sottosegretario Martini

Carlo Scotti, Presidente dell’ANMVI, l’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani, ha inviato oggi una lettera al Sottosegretario Francesca Martini per "formulare vivo apprezzamento per come si è concluso l’incontro di ieri con i vertici di Trenitalia". Secondo l’ANMVI, però, il problema dell’igiene "non può guardare al cane come ad un colpevole. Al contrario, il nostro animale ne può risultare vittima né più né meno dell’uomo". Scotti ha ringraziato Francesca Martini "per aver ricordato che per i medici veterinari il collegamento fra la presenza di cani (animali di proprietà in genere) e la presenza di parassiti sulle carrozze non ha basi scientifiche" e ha scritto nella lettera che "il Tavolo istituito dovrà sciogliere alcuni nodi prima di ricondurre il problema dell’igiene dei convogli e dell’accesso degli animali ad una maggiore fondatezza scientifica e ad un più corretto rapporto uomo-animale".

"Ci auguriamo – scrive Scotti – che Trenitalia, che ha ragionevolmente sospeso il proprio ordine di servizio, non ceda a sollecitazioni di carattere zoofobo e senza fondamento scientifico, nemmeno per quanto attiene alla tipologia dei cani passeggeri ( taglia e razza), proprio ora che dopo anni di indiscriminate liste di proscrizione la responsabilità del comportamento del cane viene correttamente ricondotta al proprietario". Inoltre l’ANMVI si auspica "che Trenitalia faccia proprio il nuovo orientamento normativo in via di definizione al Ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali, lo sostenga e sia parte attiva di questa evoluzione culturale alla quale il nostro Paese finalmente approda dopo anni di ritardi ed errori".

Quanto all’igiene, "è patrimonio consolidato dei più recenti studi di entomologia e parassitologia che le cause principali del rinnovato diffondersi delle cimici vadano ricercate nelle variazioni climatiche, nella crescita del numero dei viaggiatori, nella frequenza dei viaggi e alle modifiche avvenute nell’impiego degli insetticidi per uso civile". Anche l’ipotesi del certificato veterinario conclude Scotti- "non avrebbe fatto altro che gravare sui proprietari con un inutile fardello burocratico, ostativo della considerazione sociale del rapporto uomo-animale".

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