TRASPORTI. Maltempo a Roma, riapre la metro. Amministrazione sotto accusa

Il giorno dopo Roma conta i danni. Il giorno dopo il nubifragio che si è abbattuto sulla Capitale mettendo in ginocchio l’intera città, si fa la conta dei danni materiali, continuano le polemiche – con l’opposizione in giunta che va giù duro contro l’amministrazione capitolina, denuncia la mancata manutenzione di strade e caditoie e il fatto che le metropolitane ormai chiudano ogni volta che piove – e rimane il dramma di una famiglia che ha perso il padre, un giovane cingalese annegato all’Infernetto.

L’amministrazione cerca di difendersi con i numeri del nubifragio: in poche ore, afferma il Campidoglio, sono caduti circa 74 mm di pioggia e quasi 7mila fulmini. "Un nubifragio di portata peggiore – ha dichiarato Tommaso Profeta, direttore della Protezione Civile di Roma Capitale – si era verificato nel 1953, quando in sole 3 ore caddero 127 millimetri di pioggia. Per avere un’idea della magnitudine dell’episodio meteorologico, inoltre, all’eccezionale portata delle piogge, si aggiunga che l’evento ha avuto il suo picco massimo nelle ore cruciali della mattina, tra le 6.30 e le 8.30, quando – ha concluso Profeta – in media, 560mila persone si spostano con qualsiasi mezzo, mentre il 27 per cento, pari a circa 160mila persone, utilizza il trasporto pubblico". Sulla portata del maltempo ha insistito ieri il sindaco Gianni Alemanno, che ha firmato la lettera per richiedere alla Regione l’attivazione delle procedure necessarie per la dichiarazione dello Stato di emergenza.

Sul versante della mobilità, questa mattina il servizio della metro A – informa l’Agenzia cittadina – è regolarmente attivo su tutta la linea tra Battistini e Anagnina. Riaperta anche la metro B, ma rimane chiusa la stazione Colosseo. Sulla ferrovia Roma-Lido è chiusa la tratta Acilia-Colombo sulla quale è attivo un servizio di bus navetta sostitutivo, mentre è regolare il tratto da Acilia a Piramide.

Sul litorale, nelle aree di Infernetto, Ostia e Acilia,sono intervenute ieri trenta squadre della Protezione civile della Regione Lazio per fronteggiare allagamenti nelle abitazioni private, cantine, box auto, negli edifici pubblici, e per sgombrare le vie di collegamento da detriti, attraverso mezzi, idrovore e motopompe. Per quanto riguarda i principali fiumi, il Tevere e l’Aniene – affermano dalla Direzione regionale della Protezione civile – non destano preoccupazione, mentre rimane l’attenzione sui corsi d’acqua secondari, come il fosso di Prato Lungo e il fosso di Prima Porta.

Per il Codacons, che ha depositato alla Procura della Repubblica di Roma una denuncia per attentato alla sicurezza dei trasporti e inondazione colposa, non ci sono i presupposti di legge per lo stato di calamità. L’associazione, che ha deciso di fornire assistenza a tutti i cittadini che hanno subito danni, sostiene che al Comune di Roma non va concesso alcuno stato di calamità e annuncia che in caso contrario, "se la Regione Lazio o il Consiglio dei Ministri dovessero accogliere le richieste del Sindaco Alemanno, sarà inevitabile un ricorso al Tar per bloccare un simile provvedimento".

Afferma il presidente Codacons Carlo Rienzi: "La causa del disastro verificatosi ieri non è stata certo la pioggia. Se anche l’entità e la quantità delle piogge fosse stata ampiamente prevista, non sarebbe cambiato nulla, visto che fogne e tombini sarebbero egualmente andati in tilt, allagando strade, negozi e appartamenti. Le colpe sono semmai da ricercarsi nelle incapacità di chi si preoccupa più delle Olimpiadi a Roma che di assicurare una manutenzione costante delle strade e di adottare provvedimenti per evitare che le stazioni della metro al primo temporale si trasformino in colabrodo. Qualora dovesse essere concesso lo stato di calamità a Roma, presenteremo ricorso al Tar del Lazio, chiedendone la revoca, e ci rivolgeremo alla Procura e alla Corte dei Conti, considerato che il provvedimento in questione avrebbe un costo ingiusto a danno della collettività".

 

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