TRASPORTI. Roma, da gennaio biglietto di bus e metro aumenta a 1,50 euro. UNC: disagi in arrivo

Molto probabilmente, da gennaio 2012, il biglietto per il trasporto pubblico locale di Roma (autobus, tram e metro), aumenterà da 1 euro a 1,50 euro. L’aumento è nell’aria ormai da un anno e sembra si stia concretizzando dalle conferme più o meno ufficiali che arrivano dalla Regione Lazio e dal Comune di Roma. Ma c’è un nodo che sta venendo al pettine proprio in questi giorni e riguarda l’uscita di Atac dal consorzio Metrebus: l’azienda non sarebbe d’accordo sulla ripartizione degli incassi ricavati dalla vendita dei biglietti.

In una nota ufficiale l’Atac precisa che la disdetta della convenzione si riferisce unicamente agli accordi in essere tra le aziende parti della convenzione Metrebus (Trenitalia SpA e Cotral SpA), e non al sistema tariffario integrato, la cui disciplina è di competenza della Regione Lazio. Di conseguenza nessun impatto diretto è prevedibile per i pendolari laziali.

Secondo le Associazioni dei consumatori non sarà così: i disagi per milioni di utenti e pendolari che ogni giorno si servono dei mezzi di trasporto pubblico nella Capitale saranno sicuramente maggiori. Lo afferma il Coordinatore Regionale del Lazio dell’Unione Nazionale Consumatori Riccardo Libbi che spiega: "Il rischio è che la disdetta della convenzione, mimetizzata dal Comune di Roma come una delle soluzioni contenute nel piano industriale Atac, potrebbe comportare, da gennaio prossimo, la sospensione o limitazione del servizio delle linee Roma-Lido, Roma-Viterbo e Termini-Giardinetti, il possibile scorporo delle linee tra gestori diversi con la conseguenza dell’eliminazione dell’attuale BIT, biglietto integrato a tempo, utilizzabile per tram, autobus, metropolitana A e B, pullman extraurbani, treni regionali".

"Ancora una volta – denuncia l’UNC Lazio – la soluzione più facile adottata dalle Amministrazioni comunali e dai gestori di un servizio pubblico per coprire buchi di bilancio è quella di intervenire sul sistema tariffario facendo pagare di più agli utenti, senza alcuna preoccupazione di adottare, invece, misure strutturali che incidano positivamente e a lungo termine sulla qualità e sulla efficienza del servizio di trasporto pubblico urbano ed extraurbano, come, ad esempio, l’ampliamento e l’ammodernamento del parco automezzi anche con vetture a basso impatto ambientale, la lotta all’evasione del pagamento del biglietto, la velocizzazione dei cantieri per l’apertura delle nuove linee della Metropolitana, una politica tariffaria differenziata che tenga conto delle diverse tipologie di utenza (giovani, studenti, disoccupati, anziani) per tutelare maggiormente le fasce deboli che rappresentano il 60% del totale degli utenti del trasporto pubblico di linea romano".

Per l’Adoc, l’aumento del biglietto è una decisione gravissima, che danneggia profondamente i cittadini romani. "Sarebbe molto aumentare del 50% le tariffe sui mezzi pubblici – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – Dopo i problemi della gestione dell’Atac e le spese non sempre comprensibili realizzate dagli amministratori sembra paradossale l’ipotesi di aumentare a 1,50 euro il costo del biglietto, scaricando sui cittadini gli errori dell’amministrazione. In un momento di crisi come questo, pretendere dai cittadini un esborso di circa 100 euro l’anno in più rispetto ad oggi ci sembra senza senso".

L’Adoc aggiunge: "Se un biglietto costerà 50 centesimi in più un abbonamento annuale, dal costo odierno di 230 euro, aumenterà molto probabilmente di circa 70 euro, il 30% in più, raggiungendo quota 300 euro. Stesso discorso per l’abbonamento mensile, per cui prevediamo un rincaro di circa 10 euro, e per l’abbonamento agevolato per studenti e anziani. Poco conta l’eventuale aumento a 100 minuti della durata del biglietto: se così fosse l’aumento dovrebbe ad ogni modo essere più contenuto, in proporzione, arrivando a costare al massimo 1,30 euro".

"Molti romani – continua Pileri – per sopravvivere alla crisi, hanno scelto proprio il trasporto pubblico come mezzo di movimento, abbandonando l’auto, i cui costi di gestione ammontano a circa 4mila euro l’anno tra multe (130 euro), bollo (150 €), assicurazione (850 €), carburanti (2500 €), parcheggi a pagamento (50 €) e altri costi di gestione (200 €). L’aumento delle tariffe disincentiva il ricorso al trasporto pubblico, generando così una maggiore mole di traffico, che oltre a creare disagi alla circolazione e alla sicurezza stradale, mette in pericolo anche l’ambiente. Senza contare che all’aumento non si prevede un corrispettivo innalzamento della qualità e della sicurezza del sistema urbano dei trasporti. Le stazioni di metro, treni e capolinea di autobus sono spesso abbandonate al degrado più completo, poco illuminate, non sicure e inaccessibili, in molti casi, per le persone disabili o con difficoltà motorie, come le mamme con le carrozzine. Solo una volta assicurata un’ottima qualità del servizio – conclude PIleri – sarà possibile parlare di aumenti. Un danno enorme per i cittadini, i turisti e per l’immagine di Roma, sempre più lontana dall’essere una vera Capitale europea".

 

 

 

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