TRASPORTI. TPL in Liguria, monta la protesta perché Regione prende atto dei tagli

Prendere atto dei tagli al trasporto pubblico locale non è la soluzione e la politica da seguire per rispondere alla decisione del Governo. In Liguria monta la protesta non solo per le disposizioni dell’Esecutivo, che attraverso la manovra finanziaria ha previsto un taglio impressionante delle risorse per il trasporto pubblico, ma anche per la reazione della Regione, che ha deciso di varare un bilancio nel quale si prende atto dei tagli. A sollevarsi contro l’accaduto è un fronte composto da ambientalisti del WWF, sigle di pendolari e Movimento Difesa del Cittadino di Genova e Liguria, che firmano una nota congiunta nella quale si legge: "La Regione non intende fronteggiare i tagli. Affermare infatti che nel 2012 la regione prenderà atto dei tagli al 70% dei finanziamenti dal governo per il trasporto, facendo conseguentemente i conti solo con il residuo 30% a disposizione, significa in definitiva supina accettazione delle politiche del governo, che a parole vengono sempre contestate".

Le sigle ribadiscono che i tagli ai fondi da destinare al trasporto pubblico sono "una decisione gravissima e la responsabilità politica è del governo, perché questi tagli rischiano di mettere in ginocchio il trasporto pubblico (treni e bus) di tutte le 15 regioni italiane a statuto ordinario. Ma – denunciano – al contrario delle altre regioni, ad oggi solo la Regione Liguria ha deciso di varare un bilancio 2012 che prende atto dei tagli del governo scaricandone totalmente il peso sui propri cittadini". E sferzano: "Per prendere atto dei tagli e decidere che nel 2012 circoleranno solo 69 treni al giorno in Liguria e 70.000 cittadini liguri dovranno rinunciare a prendere il treno per andare a lavorare o a studiare non sono necessari né un assessore né funzionari ben pagati. Basta un ragioniere. Tutto qui quello che è in grado di fare la Regione Liguria?".

A pagare saranno le fasce deboli della popolazione come pure il ceto medio produttivo e il tessuto economico. Continuano le associazioni: "In nessuna regione sono stati previsti tagli del 72% dei treni con un contestuale aumento del 20% delle tariffe. In altre regioni si sta cercando di predisporre contromisure fiscali e finanziarie per limitare il più possibile i danni dei tagli e viene effettuata una costante pressione sul governo. Perché la Liguria ha scelto invece questa strada di lacrime e sangue?".

"L’annuncio della regione non è quello che ci saremmo aspettati. Il messaggio che ci aspettavamo era invece un impegno per contrastare scelte negative del governo, intervenendo attraverso una politica di bilancio che ipotizzi differenti entrate fiscali e ridefinisca priorità degli investimenti in atto della regione, e che ponga la mobilità in sicurezza dei suoi cittadini, quindi con il trasporto pubblico, come priorità. E questo – concludono ambientalisti, pendolari e consumatori – vuol dire garantire un servizio regionale ferroviario e su gomma adeguato alle esigenze dei suoi cittadini, fare reale pianificazione del servizio, spingere verso una maggiore efficienza del trasporto pubblico su ferro e su gomma in termini di velocità commerciale, qualità ed integrazione tra i vari mezzi, attraverso un ampliamento dell’integrazione tariffaria su scala regionale e tra servizio ferroviario regionale e IC e EScity con la conferma della CartaTuttotrenoLiguria".

 

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